Morte Lady Diana: Scotland Yard, nessuna prova che fu omicidio

Ad agosto, la polizia britannica aveva deciso di riesaminare il caso. Si diceva infatti che fosse coinvolto nella morte della principessa e di Dodi Al Fayed un membro dell'esercito d'elite britannico.

Scotland Yard non riapre il caso

Niente nuove indagini sulla morte di Lady Diana. Secondo Scotland Yard, la polizia britannica, non ci sono infatti prove che si sia trattato di omicidio. La decisione dopo una verifica che non ha portato ad "alcuna prova credibile" per riaprire il fascicolo sull'incidente stradale in cui morirono la principessa e il suo compagno, Dodi Al Fayed, insieme all'autista, il 31 agosto del 1997.

L'auto si schiantò nel tunnel dell'Alma, a Parigi. Scotland Yard ha respinto con forza la tesi, circolata l'estate scorsa, che nella morte di Lady D fosse coinvolto un membro della Sas, il reggimento d'elite dell'esercito britannico. "La conclusione è che, ammesso che vi sia una possibilità che le dichiarazioni supponenti l'implicazione delle Sas in quei decessi abbia avuto effettivamente luogo, non esiste alcuna prova credibile a fondamento di quella accusa. Di conseguenza, il Servizio di Polizia Metropolitana (Mps) è convinto che non vi sia ragione di aprire un'inchiesta" per omicidio, ha affermato il capo di Scotland Yard, Mark Rowley.

La lettera è stata anticipata da Sky News Gran Bretagna. Ad agosto scorso, Scotland Yard aveva ricevuto nuovo materiale sulla vicenda e aveva fatto sapere che stava valutando nuovi elementi. Diversi media aveva rivelato che da tali "nuovi elementi" risultava che la morte di Diana fosse da attribuire alle Sas. Oggi, il caso si sgonfia definitivamente. Niente nuova inchiesta né rinvio del caso al medico legale.

La polizia inglese ha lavorato, negli anni, a stretto contatto con quella francese per districare la matassa Lady D. Le indagini parallele hanno concluso che l'incidente fu causato dallo stato di ebbrezza dell'autista, Henri Paul, impegnato quella notte in una corsa per sfuggire ai paparazzi che erano sulle tracce della coppia fin dall'uscita dall'hotel Ritz. Mohamed al Fayed, il papà di Dodi, nel 2008 ha deciso di abbandonare la sua decennale campagna a sostegno della verità, ovvero che fu l'establishment britannico a volere la morte della principessa e del figlio, per rispetto nei confronti di William e Henry, i due figli di Diana.

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