Sud Sudan: 500 morti in combattimenti a Juba

Il presidente accusa l'ex vice di aver tentato di orchestrare un colpo di stato. Washington fa rientrare i diplomatici, la Farnesina sconsiglia di andare nel Paese.

I civili si rifugiano nelle sedi Onu

Cinquecento morti, una strage nei combattimenti di Juba, capitale del Sud Sudan, da pochi anni stato indipendente. I numeri sono stati comunicati dalle Nazioni Unite e sono stati confermati dal ministro della Difesa, Kuol Manyang. Tra le vittime - soldati e civili - ci sono anche donne: "Credo che, purtroppo, tra i morti siano da annoverare anche bambini. Nei combattimenti, chiunque può essere ucciso senza una buona ragione".

Almeno 15 mila le persone che hanno chiesto aiuto all'Onu, rifugiandosi nelle loro sedi. Per le strade della città, intanto, si fronteggiavano diverse fazioni armate, contrastate dalle truppe governative del presidente Salva Kiir che ha parlato di tentato colpo di stato, guidato dall'ex vice presidente - poi allontanato dal governo - Riek Machar. Quest'ultimo, però, ha negato qualsiasi coinvolgimento.

Machar contro accusa Kiir di aver costruito il tentato golpe per poter intervenire militarmente, eliminando le voci critiche: "Kiir non è più un presidente legale e noi non lo vogliamo più. Non c'è nessun golpe. C'è stato solo un malinteso tra i membri della Guardia presidenziale. Non sono a conoscenza di alcun complotto ai danni del capo dello Stato". La Farnesina ha sconsigliato i viaggi nella zona.

Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, aveva lanciato l'allarme dicendosi "profondamente preoccupato" per ciò che stava accadendo nel Paese, con il rischio che gli scontri si trasformassero in un vero bagno di sangue. Profezia che purtroppo si è rivelata esatta. La rappresentante delle Nazioni Unite nel Paese, Hilde Johnson, ha lanciato un appello a tutti i cittadini e alle forze in campo a evitare le violenze basate sull'appartenenza etnica.

Gli Stati Uniti hanno deciso di sospendere tutte le attività di ordinaria amministrazione presso l'ambasciata in Sud Sudan e ha deciso anche di evacuare il personale americano non essenziale. Il Dipartimento di Stato ha chiesto anche a tutti gli altri cittadini statunitensi di lasciare il Paese al più presto. Come detto, pure l'Italia, sul sito viaggiaresicuri.it, sconsiglia "vivamente" ai connazionali di recarsi nel Paese. A chi deciderà comunque di recarsi in Sud Sudan, "si raccomanda la massima prudenza e di rimanere in stretto contatto con l'ambasciata d'Italia in Addis Abeba, evitando in ogni caso gli spostamenti via terra al di fuori delle aree urbane".

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO