Centrafrica: Amnesty International, mille morti in scontri a Bangui

La guerra nel Paese va avanti da un anno: quasi 400 mila persone hanno cercato rifugio nelle zone interne e 69.800 sono scappate negli Stati confinanti.

In soli due giorni

Amnesty International denuncia una vera e propria strage nel Centrafrica. Le rappresaglie contro la popolazione di Bangui, la capitale, hanno lasciato sul terreno un migliaio di morti dopo l'offensiva da parte delle milizie cristiane, iniziata lo scorso 5 dicembre e che aveva ucciso circa 60 musulmani. Scrive Amnesty: "Le rappresaglie, su grande scala, contro i cristiani hanno provocato la morte di circa mille uomini in due giorni, e sono state sistematicamente saccheggiate le case di civili. Il precedente bilancio parlava di 600 morti".

L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha espresso tutta la sua preoccupazione per le popolazioni coinvolte, non solo a Bangui, ma anche a Bossangoa. A confrontarsi sul terreno sono gli ex ribelli del movimento Seleka e le milizie di autodifesa. Nel marzo scorso, le forze Seleka avevano fatto cadere il governo del presidente Francois Bozize.

Sempre l'Onu parla delle tante persone che si stanno riversando nella Repubblica democratica del Congo, attraversando il fiume Oubangui, per cercare asilo. In particolare, è emergenza umanitaria nel villaggio di Gbale, a 12 chilometri da Zongo, dove l'Unhcr ha allestito una struttura attrezzata per accogliere i profughi. A Bossangoa, sono circa 40 mila gli sfollati.

L’Unhcr è partito con un convoglio di di beni di prima necessità per assistere queste persone. Dal dicembre 2012, il conflitto nella Repubblica Centrafricana ha costretto quasi 400 mila persone a fuggire all'interno del paese e altre 69.800 a cercare rifugio nei paesi confinanti. Questo è un altro dei tanti conflitti di cui si sa pochissimo perché non ci sono interessi economici e commerciali di mezzo.

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