Al Cie di Roma nove immigrati si cuciono la bocca: "Ci trattano come animali"

Al centro di accoglienza immigrati di Ponte Galeria gesto disperato di otto magrebini.

Parla Ahmed, 25 anni, uno degli uomini che ieri si è cucito la bocca, ma che ora - solo lui - ha cessato il gesto di protesta per farsi portavoce. Le sue parole sono riportate dall'HuffPost.

Qui dentro siamo quasi un centinaio, una sessantina di uomini e trenta donne. Entro stasera venti si cuciranno la bocca e io sono pronto a bruciare i miei vestiti. E continuerà lo sciopero della fame finché qualcuno non si sentirà male e lo porteranno all'ospedale. Mi rendo conto che sono gesti gravi, ma questo luogo è peggiore del carcere. Ci trattano come gli animali. Ci danno asciugamani di carta e secondo loro dovrebbero durare tre o quattro giorni. Dormiamo con lenzuola di carta, ci danno una bottiglia di shampoo ogni tre mesi, il riscaldamento funziona male e spesso rimaniamo al freddo per tanti giorni.

Dopo la clamorosa protesta di ieri, in cui nove migranti si sono cuciti la bocca, oggi gli ospiti del Cie di Roma hanno cominciato lo sciopero della fame. Si tratta di cinque tunisini, quattro marocchini e un ultimo di cui non si conosce la nazionalità. Si rifiutano di rimuovere la cucitura, sono in grado di bere ma riescono a malapena di parlare.

Oggi una delegazione di Sel ha fatto visita al centro: "Chiediamo al governo di intervenire per garantire che i Cie di tutta Italia, oggetto di visite parlamentari, rapporti e stigmatizzazioni da tutte le associazioni umanitarie nazionali e internazionali, si avviino verso la chiusura definitiva procedendo a una nuova politica di accoglienza e integrazione. Il compito della politica, e quindi del governo, deve essere quello di rispettare i diritti umani prima che questi siano messi in pericolo. Per questo chiediamo che si proceda immediatamente alla chiusura dei Cie presenti nel nostro Paese. Non c'è più tempo da perdere", queste le parole del deputato Fratoianni.

Al Cie di Roma otto immigrati si cuciono la bocca

Al Centro di accoglienza immigrati di Ponte Galeria a Roma otto magrebini (quattro la mattina e altri quattro durante la giornata) hanno inscenato una protesta molto forte: si sono letteralmente cuciti la bocca in alcuni punti ricavando un ago da una graffetta di un accendino e usando come filo quello di una coperta.

Alcuni di loro sono subito stati aiutati dagli agenti e medicati da un dottore, ma alcuni hanno tenuto la bocca cucita fino a sera. Uno di loro sarebbe dovuto uscire lunedì e la loro protesta è rivolta proprio contro l'eccessivo protrarsi della permanenza nella struttura.
Due di loro hanno una ventina d'anni e sono arrivati da poco, altri due, invece, hanno più di trent'anni.

L'avvocato Salvatore Fachile, che è il legale di alcuni degli immigrati trattenuti nel centro, ha detto che non è la prima volta che vengono messe in atto proteste del genere, a Torino nel 2010 cinque immigrati fecero la stessa cosa. Per loro è difficile sopportare di essere privati della libertà nonostante non abbiano commesso alcun crimine, questa situazione li porta all'esasperazione.

Gli immigrati difficilmente espongono denuncia anche se vengono trattati male, perché, non avendo il permesso di soggiorno, hanno paura di avere problemi con lo Stato una volta che usciranno dal centro. Inoltre, l'avvocato ha fatto notare che c'è il sospetto che vengano usati psicofarmaci di nascosto e ci sono forti accuse da parte delle associazioni e delle persone trattenute nei centri, ma non ci sono inchieste a riguardo.

La protesta degli immigrati è andata avanti fino a sera.

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