Metodo Stamina: il nuovo comitato scientifico. Mauro Ferrari presidente

Il ministro Lorenzin ha nominato gli scienziati che dovranno decidere del Metodo Stamina.

Il Metodo Stamina continua a far discutere, e nel giorno in cui i familiari dei malati curati da Vannoni si sono fatti sentire criticando i media e rispondendo ai dati sulla cartelle cliniche che non registravano miglioramenti, il ministro della Salute Lorenzin ha composto il nuovo comitato tecnico scientifico che dovrà decidere - come vuole la legge - se il Metodo Stamina può essere oggetto di una sperimentazione vera e propria.

Il comitato sarà guidato da Mauro Ferrari, scienziato di fama internazionale, presidente e CEO dello Houston Methodist Research Institute, vice presidente esecutivo dello Houston Methodist Hospital, professore presso il Weill Cornell Medical College di New York, Presidente della Alliance for NanoHealth. Lo stesso Davide Vannoni ha espresso il suo apprezzamento nei confronti di questo nome.

Lo stesso non ha invece fatto nei confronti di Antonio Uccelli, professore nominato nel comitato ma che l'uomo dietro Stamina considera di parte. Niente da fare anche per le due personalità che Vannoni avrebbe voluto vedere nel comitato: Camillo Ricordi, ricercatori di Miami, e il neurologo Villanova.

Le attenzioni, però, si concentrano inevitabilmente su Mauro Ferrari, presidente del comitato: considerato il 're' delle nanotecnologie applicate alla medicina. Dalla biografia del suo ultimo libro ("Il male curabile") si legge: "Laureato in matematica, dopo un master a Berkeley ottiene un posto di professore associato all’università della California. Si sposa e ha tre figli. Poi, di colpo, la tragedia. La moglie Marialuisa muore di tumore. Da allora Ferrari si dedica anima e corpo alla battaglia contro il cancro, che affronta con un approccio assolutamente originale basato sull’applicazione delle nanotecnologie alla medicina. Ghiandole artificiali capaci di rilevare il cancro e somministrare autonomamente il medicinale; nanovaccini che risvegliano il sistema immunitario; diagnosi effettuate attraverso una semplice analisi delle proteine; robot chirurghi e sofisticati manichini-pazienti su cui fare pratica. “Con la chemioterapia solo una cellula medicinale su 100 mila raggiunge il bersaglio. Noi lanciamo minuscoli missili multistadio simili a quelli usati nei programmi spaziali, carichi di farmaci che centrano solo le cellule tumorali senza disperdere sostanze tossiche nell’organismo”.

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