Congo, scontri e morti a Kinshasa: 24 famiglie italiane bloccate

Si spara nelle strade della capitale. I ribelli prendono d’assalto la televisione pubblica. Resta problematica la situazione delle famiglie italiane giunte in Congo per le adozioni

Restano bloccate a Kinshasa, la capitale della Repubblica Democratica del Congo, le coppie di italiani che hanno adottato bambini nel Paese africano. La capitale congolese è in subbuglio per la rivolta dei ribelli che nelle ultime ore ha messo a ferro e fuoco l’aeroporto, la sede della radio-televisione nazionale e lo Stato maggiore dell’esercito. I neo-genitori bloccati all’orfanotrofio hanno chiesto alle autorità italiane di poter rientrare nel nostro paese grazie alla concessione di passaporti diplomatici temporanei per i cittadini stranieri in situazioni di emergenza. I bambini, regolarmente adottati dalle coppie italiane, restano bloccati in Congo.

L’unità di crisi della Farnesina si sta mobilitando per salvaguardare l’incolumità degli italiani residenti a Kinshasa e raccomanda di non lasciare i propri alloggi. Le famiglie che si trovano in città per le adozioni sono 24.

Intanto le fonti ufficiali congolesi hanno segnalato che negli scontri delle ultime ore hanno perso la vita ben 40 ribelli: 16 negli scontri all’aeroporto, 8 alla televisione di stato e altri 16 nell’assalto allo Stato Maggiore dell’esercito.

Uno scontro a fuoco è avvenuto all’interno della sede della radio-televisione nazionale fra le truppe governative e un gruppo di ribelli che l’hanno occupata armati di pistole e machete. Gli assaltatori – che hanno preso in ostaggio alcuni giornalisti – hanno letto in video un messaggio rivolto al presidente Joseph Kabila: “Gideon Mukungubila è venuto a liberarti dalla schiavitù dei ruandesi”. Il messaggio fa rifermento agli eventi del 1997, quando le forze ruandesi aiutarono in padre dell’attuale presidente, Laurent Kabila, a rovesciare Mobutu Sese Seko, presidente dello Zaire per trentadue anni, dal 1965 al 1997.

Foto © Getty Images

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