I due marò rischiano la pena di morte? Il ministro degli Esteri indiano esclude

La legge contro la pirateria prevede la pena capitale, sulla questione è braccio di ferro tra due ministri.

Più volte si è parlato del rischio che i due marò vengano condannati alla pena di morte. E da quel che finora si è capito, Latorre e Girone - i due militari accusati di aver ucciso due pescatori nel corso di un'azione antipirateria - potrebbero in punta di diritto venir condannati alla pena capitale (lo dice una legge ben precisa contro la pirateria marittima, del 2002, secondo la quale “chiunque provochi la morte dev’essere punito con la morte”), ma l'India difficilmente potrebbe arrivare a compiere un'azione che comprometterebbe seriamente i rapporti tra i due paesi.

Va detto, però, che sulla questione c'è un braccio di ferro tra il ministero degli Interni (favorevole alla pena di morte) e quello degli Esteri, per cui le parole di quest'ultimo riprese dall'inviato speciale del governo italiano, Staffan de Mistura ("La questione della pena di morte applicabile ai marò è già da tempo totalmente esclusa, sia da passate dichiarazioni del ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid, sia da prese di posizione al riguardo nel Parlamento di Delhi") non chiudono definitivamente la vicenda.

E infatti è lo stesso ministro degli Esteri che ha fatto sapere di aver "spiegato il punto di vista del ministero degli Esteri sulla vicenda al ministro degli Interni, che ha l'ultima parola". L'ultima parola spetta quindi al ministero che ha più volte affermato di ritenere che sulla vicenda debbano decidere solo i tribunali, applicando la legge, e non la politica.

Il problema si complica ulteriormente se si tiene presente che la polizia indiana, Nia, può presentare un rapporto sul caso - che è avvenuto al di fuori delle acque territoriali - solo facendo riferimento alla legge indiana contro la pirateria (che prevede la pena di morte). Se questa legge non può essere applicata, perché l'India vuole escludere la possibilità che si arrivi alla pena capitale, allora la polizia indiana non ha giurisdizione sul caso.

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