Tor Bella Monaca, chiude il centro anti-violenza: appello a Ignazio Marino e petizione online

Il Centro di supporto psicologico popolare chiede aiuto al sindaco della Capitale

cespp

Il Ce.s.p.p. - Centro antiviolenza e di ascolto di Tor Bella Monaca, quartiere della periferia di Roma, ha dovuto sospendere il suo lavoro, per la mancanza di un locale idoneo nel quale operare. Spiega su Facebook la presidente Stefania Catallo che il locale è stato più volte richiesto e mai concesso "nonostante l'importanza sociale del lavoro svolto": infatti il centro in due anni ha portato avanti in condizioni di totale autofinanziamento la tutela di circa 1000 donne vittime di violenza.

"Mille donne che in questi due anni sono rimaste vive - precisa Catallo - aiutate nel percorso di consapevolezza del proprio valore e sostenute in quello di denuncia dei propri uomini violenti senza fondi né dalle istituzioni né dai servizi sociali"

Il Ce.s.p.p., ospitato gratuitamente dal maggio 2011 nei locali dell'associazione Sirio87 (con cui però, precisa la presidente, non ha nulla in comune rispetto alle attività prodotte) subisce

"la situazione determinata da vicende precedenti e sconosciute al Cespp. Vicende tra la 'Sirio 87' e i legittimi proprietari dei locali che hanno determinato la sospensione delle attività a causa dello sfratto della 'Sirio 87' che, fissato lo scorso 14 gennaio, è tuttora pendente. Abbiamo per questo dovuto interrompere le attività. In un colpo solo sono saltati il servizio del centro antiviolenza ed è stato eliminato un punto di riferimento per le centinaia di persone che gravitano intorno alla struttura"

Per salvare il centro antiviolenza è partita una petizione online, ma sulla questione è intervenuto anche in sindaco di Roma Ignazio Marino:

"Il centro antiviolenza privato di Tor Bella Monaca merita di continuare a lavorare, ci impegneremo al massimo per evitare che chiuda"

Magari sarebbe il caso di agire al più presto. La situazione dei centri anti-violenza nel nostro Paese infatti non è rosea: vi raccontavamo in questo post di qualche mese fa che secondo alcuni dati relativi al 2011 raccolti nel report del network WAVE (Woman Against Violence Europe) si lamentava una carenza di strutture per accogliere le donne vittime di violenza. In Italia nel 2011 c'erano solo 500 posti in 54 strutture, in tutto ne servivano 5711.

E a dire la verità la situazione non sembra migliorata da allora: nel report del 2012 si segnala che servono 6019 posti, e che ne mancano ancora all'appello 5519. In Italia nel 2012 c'erano solo 60 luoghi di accoglienza. Per questo, ancora una volta, il Belpaese non ha raggiunto gli obiettivi richiesti dall'Europa.

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