La rivelazione di Totò Riina sulla strage di via d'Amelio: la bomba era nel citofono

Se il boss di Cosa Nostra avesse detto la verità le indagini andrebbero incontro a una svolta clamorosa.

Il boss di Cosa Nostra, almeno nominalmente, Totò Riina continua a far parlare di sé per le sue chiacchierate con l'altro capo, ma della Sacra Corona Unita, durante l'ora d'aria che gli è concessa nel carcere di Opera. Dopo quelle che sembravano minacce al pm Di Matteo e dopo varie esternazioni, questa volta arriva una rivelazione addirittura sulla strage via d'Amelio in cui perse la vita il giudice Borsellino e gli uomini della scorta.

Una "rivelazione", però, da prendere con le pinze, visto che le parole di Riina che gli investigatori della Dia stanno finendo di trascrivere, e che risalgono a novembre, potrebbero sempre avere scopi ben diversi. Fatto sta che quanto detto da Totò Riina è qualcosa che, semmai fosse confermato, potrebbe cambiare tutta la storia delle indagini: il telecomando che azionò la bomba di via d'Amelio era nel citofono.

Se così fosse, allora non ci sarebbe stato nessun esecutore diretto, a dare il via all'esplosione sarebbe stato semplicemente chi ha premuto il tasto del citofono. E quindi Paolo Borsellino, citofonando alla madre, avrebbe azionato la bomba piazzata dentro la Fiat 126. Ma sarà vero?

Le dichiarazioni sono adesso al vaglio del pool del procuratore Sergio Lari, che presterà a esse particolare attenzione dal momento che ancora oggi c'è un grande mistero su questo particolare aspetto della vicenda. I pentiti che stanno parlando della vicenda, Gaspare Spatuzza e Fabio Tranchina, non hanno mai saputo dire chi fosse l'uomo che ha azionato la bomba, Tranchina aveva parlato di un Giuseppe Graviano appostato nel giardino subito dietro, ma non ha mai detto di avergli visto un congegno in mano.

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