Passeggeri treni: Italia deferita alla Corte di Giustizia Ue

Il mancato recepimento della direttiva 1371/2007 costa cara al nostro Paese che si è dimostrato inadempiente sia nei confronti dei viaggiatori, sia rispetto ai regolamenti comunitari

Una settimana fa Mauro Moretti piangeva miseria, peraltro preventivamente, per il possibile ritocco del suo (lauto) stipendio di ad delle Ferrovie dello Stato, oggi il sistema ferroviario nazionale incassa il deferimento alla Corte di Giustizia europea per il mancato recepimento della normativa sui diritti dei passeggeri nel sistema ferroviario.

L’Italia è inadempiente verso “i passeggeri che viaggiano in treno in Italia o verso altri paesi dell’Ue” e che non possono “far rispettare i loro diritti in caso di problemi”, ma è inadempiente anche verso l'Ue non avendo creato un’autorità in grado di applicare quanto previsto dalle norme europee sui diritti dei passeggeri e di comminare sanzioni efficaci e dissuasive.

La direttiva in questione è il regolamento (CE) n. 1371/2007 relativo ai diritti dei passeggeri nel trasporto ferroviario che stabilisce diversi obblighi giuridicamente vincolanti per gli Stati Membri e che fissava come scadenza per la piena applicazione il 3 dicembre 2009. Fra i diritti base dei viaggiatori vi sono: 1) il diritto di parità all’accesso al trasporto, 2) la protezione da discriminazioni basate su nazionalità, residenza o disabilità, 3) il diritto all’assistenza, senza costi aggiuntivi, per i passeggeri con disabilità o a mobilità ridotta; 4) il diritto di avere informazioni prima della partenza e durante il viaggio; 5) il diritto al rimborso del prezzo del biglietto in caso di soppressione o ritardi prolungati; 6) il diritto a un servizio di trasporto alternativo (itinerario alternativo) o a una nuova prenotazione; 7) il diritto a un livello minimo di assistenza nelle stazioni e a bordo dei treni in attesa dell’inizio o del proseguimento di un servizio in ritardo; 8) il diritto a un rimborso in caso di ritardo prolungato o di soppressione del servizio, a determinate condizioni.

Una serie di direttive cha a quasi quattro anni e mezzo dalla “deadline” imposta dall’Unione Europea restano disattese.

È quindi tanto più importante per i passeggeri che incontrano problemi durante il viaggio poter presentare reclami a un’autorità di riferimento, dotata di tutte le competenze necessarie per assicurare l’applicazione e l’esecuzione del regolamento. Inoltre, tenuto conto dell’assenza di sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive in caso di violazioni del regolamento, l’industria ferroviaria non ha incentivi a rispettare gli obblighi. Attualmente, l’Italia ha istituito un organo temporaneo che non ha né la competenza né l’autorità per applicare pienamente le norme dell’UE in materia di diritti dei passeggeri,

ha spiegato la Commissione Europea.

Nel giugno 2013 la Commissione Europea aveva inviato una lettera di costituzione in mora e nel novembre 2013 aveva fatto seguire un parere motivato. Insomma l’Ue fa pressione sull’Italia, perché, come afferma il responsabile per i Trasporti della Commissione Europea, Siim Kallas,

la protezione dei passeggeri che viaggiano in Europa è una delle pietre miliari della politica dei trasporti europea. Tutti gli Stati membri dell’Ue devono garantire la messa in atto di strutture cui i passeggeri possano rivolgersi per far rispettare i loro diritti e sanzionare le violazioni. Così si garantisce anche un clima di concorrenza equa per il settore ferroviario in tutta l’Ue.

A passenger waits for trains, 21 Novembe

Via | Help Consumatori

Foto © Getty Images

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