Pena di morte: il punto di Riccardo Noury portavoce di Amnesty International - VIDEO

Le condanne a morte eseguite nell'ultimo anno sono state il 15% in più rispetto a quelle del 2012

La pena di morte è in aumento: fra il 2012 e il 2013 la crescita delle esecuzioni documentate è stata del 15%, con due Paesi, Iran e Iraq, nei quali sono state eseguite 538 delle 778 condanne a morte conclusesi con l'uccisione del condannato (il 69,15%). Nel 2012 le vittime della pena capitale erano state 682.

Nel rapporto di Amnesty International pubblicato giovedì 27 marzo 2014, la Cina resta il paese in testa alla classifica dei 22 paesi in cui sono state compiute esecuzioni capitali, anche se non esistono cifre ufficiali visto che la Repubblica Popolare Cinese continua a trattare i dati sulle condanne a morte come segreto di stato.

Si ritiene che le esecuzioni ordinate da Pechino siano più numerose di quelle che avvengono nel resto del mondo. La Cina è seguita dall’Iran con 369 esecuzioni e 91 sentenze di condanna e dall’Iraq con 169 esecuzioni e 35 sentenze di condanna. Al quarto posto è l’Arabia Saudita con 79 esecuzioni e 6 condanne, al quinto posto gli Stati Uniti d’America con 39 esecuzioni e 80 sentenze, al sesto la Somalia con 34 esecuzioni e 117 sentenze. Fra i grandi paesi asiatici l’India con 1 esecuzione, l’Indonesia con 5, il Vietnam con 7, la Malesia con 2, il Giappone con 8, il Bangladesh con 2, Afghanistan con 2 e Taiwan con 6 continuano a praticare la pena capitale. In paesi come Pakistan, Sri Lanka, Thailandia e Laos ci sono state numerose sentenze, ma nessuna esecuzione.

Nel corso del 2013, in tutto il continente africano, sono state eseguite 64 condanne morte, ma 49 stati su 54 non hanno applicato la pena capitale diventando abolizionisti de facto o de iure.

Via | Amnesty International

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