Armi chimiche in Siria: nuovo attacco causa 2 morti e 100 feriti

Nuovo attacco chimico in Siria, proprio nella settimana dello scoop di Seymour Hersh e della ripresa dei trasferimenti degli agenti chimici fuori dal Paese

A quasi otto mesi dall’attacco del 21 agosto a Damasco, nel sobborgo di Ghouta, arriva la notizia di un nuovo attacco chimico in Siria. Come in quell’occasione il Governo siriano di Bashar al-Assad e i ribelli si rimpallano le responsabilità: la tv di Stato accusa il fronte jihadista Al Nusra di avere utilizzato cloro a Kfar Zeita, causando due morti e 100 feriti.

La Cns, il principale gruppo di opposizione siriana riparla di decine di feriti.

Proprio questa settimana si era tornato a parlare dell’attacco chimico dello scorso 21 agosto, dopo che Seymour Hersh aveva pubblicato un’inchiesta che aveva ribaltato la tesi prevalente dopo l’incidente, quella di un attacco del regime. Secondo il giornalista del New Yorker che nel 1970 vinse il premio Pulitzer dopo aver scoperto il genocidio di My Lai da parte delle truppe americane in Vietnam e nel 2004 scrisse di Abu Ghraib, il massacro di Ghouta non fu provocato dal governo, ma dai ribelli per provocare l’intervento americano nella guerra civile. Un complotto nel quale sarebbe coinvolta la Turchia di Erdogan.

Secondo la fonte di Hersh l’intelligence britannica in collaborazione congli 007 russi fornirono le prove della provenienza degli agenti chimici dai ribelli. L’intelligence americana era a conoscenza del fatto che i ribelli di Al Nusra, sostenuti dalla Turchia, stavano producendo armi chimiche e il premier Erdogan aveva necessità che gli Usa intervenissero in Siria a favore dei ribelli per evitare la sconfitta degli oppositori. Con le spalle al muro, Obama sospese l’attacco programmato per il 2 settembre e successivamente appoggiò la mediazione russa per convincere Assad a rinunciare alle sue armi chimiche per via diplomatica.

Nei giorni scorsi le autorità siriane hanno ripreso le operazioni di trasferimento fuori dal paese delle armi chimiche da distruggere. Il tempo sta per scadere: entro il 30 giugno tutti gli agenti chimici dovranno essere fuori dalla Siria. Secondo l’Opac (l’Organizzazione per la messa al bando delle Armi chimiche) sono stati già fatti uscire il 29,5% degli agenti di categoria 1 (i più pericolosi), l’82,6% di quelli di categoria 2, quindi il 45,6% del totale.

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Via | Ansa

Foto © Getty Images

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