Alma Shalabayeva ottiene l'asilo politico in Italia

Si chiude la vicenda del dissidente kazako?

Una delle vicende più grottesche della diplomazia italiana potrebbe essersi finalmente chiusa: Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Ablyazov, ha ottenuto dal Viminale lo status di «rifugiato» insieme alla figlia. A deciderlo è stata la commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale del Viminale.

"Oggi verranno emessi due permessi di soggiorno per la madre e la figlia con una validità quinquennale: il riconoscimento dello status comporta infatti una sostanziale equiparazione del rifugiato ai cittadini italiani per quanto riguarda i diritti normativamente garantiti", queste le parole degli avvocati di Shalabayeva raccolte da La Stampa.

Alma Shalabayeva si trova da mesi al centro di un vero e proprio intrigo internazionale: a maggio 2013 viveva ancora con la figlia di 6 anni nella periferia di Roma, in una villa di proprietà del marito, le autorità kazake segnalarono la presenza di quello che per loro è il dissidente Ablyazov e il 28 maggio moglie e figlia vennero rimpatriate in Kazakhistan, mentre del marito non si trovò traccia.

Sei mesi dopo, a dicembre 2013, Shalabayeva era riuscita a lasciare il paese anche in seguito agli sforzi diplomatici del ministero degli Esteri. In conferenza stampa assieme all'allora ministro degli esteri Emma Bonino. Scrive La Stampa, riassumendo le tappe della vicenda:

Mukhtar Ablyazov, 50 anni, ex banchiere e dissidente, è accusato dal governo kazako del presidente Nursultan Nazarbaev di essersi appropriato di sei miliardi di dollari della BTA, la banca kazaka che aveva fondato prima che fosse nazionalizzata. Ha vissuto a lungo in Gran Bretagna, dove aveva ottenuto l’asilo politico e dove contro di lui era stato aperto un procedimento per frode fiscale. Condannato alla detenzione per oltraggio alla Corte da un giudice inglese, è stato poi stato arrestato a Cannes il 31 luglio 2013. Da allora Ablyazov è detenuto in isolamento in Francia in attesa della riposta sulla richiesta di estradizione da parte di Kazakhstan, Russia e Ucraina. La Corte di Appello di Aix-en-Provence ha deciso che l’estradizione e possibile ma l’ultima parola spetta al governo francese.

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