Malasanità a Vercelli, dopo isterectomia si ritrova con due garze e un ferro nell'addome per 15 mesi

La donna aveva nella pancia due garze chirurgiche di 40 cm per 60 e un "cuscinetto metallico retratto addominale" di 25 cm di lunghezza e 4 cm di spessore.

Giovanna, 40enne di Vercelli che soffriva di gravi emorragie, il 21 novembre 2012 si è sottoposta a un'isterectomia: i medici dell'ospedale della sua città, guidati dal ginecologo Francesco Corsaro, le hanno rimosso utero, tube e ovaie. L'intervento era indispensabile e la donna era stata a lungo in lista d'attesa.

Dopo l'operazione, tuttavia, il suo calvario non è finito, anzi, la situazione è peggiorata perché ha cominciato ad accusare dolori sempre più forti e aveva la pancia continuamente gonfia come se fosse incinta di sei mesi. È tornata più volte in ospedale per farsi visitare dai medici che l'avevano operata i quali però non riscontrando più emorragie le davano degli antidolorifici per farla stare buona e la rispedivano a casa. Visitata sette volte al pronto soccorso, nessuno è riuscito ad aiutarla.

Finalmente lo scorso febbraio, sotto le insistenze della donna, un medico ha deciso di sottoporla a una radiografia e ha finalmente scoperto la causa degli atroci dolori di Giovanna: dal giorno dell'operazione aveva nell'addome due garze chirurgiche delle dimensioni di 40x60 cm e un ferro, per la precisione un "cuscinetto metallico retratto addominale" dalla lunghezza di 25 cm e dallo spessore di 4 cm, piegato a "L". Il 9 febbraio 2014 finalmente il dott. Corsaro ha operato Giovanna per rimuovere quello che era stato dimenticato durante il primo intervento e ha estratto oltre un litro e mezzo di ascite, un liquido che si era formato come reazione ai corpi estranei presenti nell'addome per un anno e tre mesi.

Ovviamente ora Giovanna ha sporto querela contro i medici che l'hanno operata e ha chiesto i danni per tutto quello che ha dovuto passare. L'ospedale di Vercelli, intanto, ha avviato un'indagine interna per capire come sia stata possibile una svista del genere e come mai non sono stati ricontati tutti gli strumenti usati al termine dell'operazione.
Del caso si sta occupando la Procura di Vercelli, in particolare il pm Pierluigi Pianta che si avvale dell'aiuto dei carabinieri del Nas di Torino per le indagini. Nei giorni scorsi sono state sequestrate in ospedale la cartella clinica e altri documenti relativi alle visite cui è stata sottoposta la donna.

Vercelli, due garze e un ferro nell'addome

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