Sudan: Meriam Ibrahim, condannata a morte perchè cristiana, sarà presto libera

Meriam Yahia Ibrahim Ishag, 27 anni, è incinta di otto mesi. Il tribunale di Khartoum ha emesso una condanna a morte per impiccagione per il reato di apostasia

Aggiornamento 1 giugno, ore 9.23 - Meriam Ibrahim, mamma cristiana ortodossa, padre musulmano, condannata a morte per apostasia, sarà liberata. A confermarlo è stato lo stesso governo sudanese, come dichiarato alla BBC dal vice ministro degli esteri Abdullah Alzareg.

Mercoledì scorso, 29 maggio, è nata la sua bambina, in una cella di una squallida prigione e, dopo la nascita della bimba, il tribunale sudanese ha dichiarato che la sentenza di condanna a morte per impiccagione (apostasia per aver abiurato la religione islamica) sarà effettuata solo fra due anni: il tempo necessario per poter allevare la piccola.

Tuttavia ieri il governo del paese africano ha garantito che la donna verrà preso liberata:

"Il Sudan garantisce libertà di religione e di pensiero a tutti"

è stato spiegato.

Sudan, donna condannata a morte perché cristiana

Ore 18.20 Meriam Yahia Ibrahim Ishag avrà un nuovo processo, sarà la Corte suprema ad affrontare il suo caso. Grazie alla mobilitazione internazionale di questi giorni scongiurare la condanna a morte della donna sudanese è possibile.

Abbiamo avuto la conferma dal nostro referente a Khartum di Sudan Change Now, Khalid Omer Yousif, che sta seguendo il caso da quando Meriam, è stata arrestata il 17 febbraio scorso insieme al figlio di 20 mesi,

ha affermato Antonella Napoli, presidente di Ifd, in un comunicato.

Intanto la nunziatura apostolica in Sudan ha chiesto l’intervento del Papa. "Oggi - ha spiegato l’incaricato d’affari Simoon Kaassas - ho chiesto l’intervento del Papa. Un appello di Francesco per smuovere le coscienze affinché la situazione per Meriam si possa sbloccare".

Ore 09.53 Il tribunale di Khartoum ha emesso ieri una condanna a morte per impiccagione per Meriam Yahia Ibrahim Ishag, una donna di 27 anni, incinta di otto mesi, accusata del reato di apostasia, ovverosia di essere diventata cristiana, pura vendo padre musulmano. La donna – alla quale sono state inflitte 100 frustate per l’accusa di adulterio, per avere sposato un cristiano - è in carcere dallo scorso febbraio in seguito alla denuncia di un parente.

A favore della donna è partita una mobilitazione internazionale: Amnesty International ha definito “ripugnante” la sentenza, chiedendo l’immediato rilascio della donna che si trova in carcere con un altro figlio di 20 mesi.

Nell’udienza tenutasi ieri, il giudice ha chiamato la donna con il suo nome arabo, Adraf Al-Hadi Mohammed Abdullah, e le ha chiesto se voleva convertirsi all’Islam. Lei a risposto di essere cristiana e di non avere commesso apostasia.

La donna è stata cresciuta come cristiana ortodossa, religione della madre, poiché il padre è stato assente fin dalla sua tenera età. La donna si è poi sposata con un cristiano del Sud del Sudan, ma l’unione non è considerata valida perché contraria alla Sharia. Secondo la legge islamica, infatti, la figlia è automaticamente della stessa fede religiosa del padre. Il Sudan ha introdotto la Sharia nel 1983, ma le punizioni si sono quasi sempre limitate alla fustigazione.

Questa mattina anche il premier Matteo Renzi ha twittato un messaggio con l’hashtag #meriamdevevivere.

SUDAN-TRIAL-ISLAM-CHRISTIANITY

Via | Bbc

Foto © Getty Images

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