Lo sciopero dei call center: gli operatori protestano in piazza

Chiedono lo stop allo sfruttamento, cinquemila lavoratori in piazza a Roma.

Sono stati definiti il sottoproletariato del XXI secolo; di sicuro sono il simbolo della nuova epoca del lavoro precario e sottopagato: si parla degli operatori di call center, che oggi sono scesi in piazza a Roma in cinquemila per chiedere retribuzioni dignitose e migliori condizioni di lavoro. Quello dell'operatore del call center era un tempo un lavoro riservato ai giovanissimi, studenti che volevano fare qualche soldo, in cui non esisteva la sindacalizzazione e non esisteva nessuna forma contrattuale. Oggi le cose sono cambiate.

80mila operatori, non più solo giovanissimi, e anche sindacalizzati, visto che lo sciopero è stato indetto da Slc-Cgil Fistel-Cisl e Uilcom-Uil. L'appuntamento è stato dato alle 9.30 in piazza della Repubblica, alle 12.30 ci sono stati gli interventi di esponenti del mondo politico e sindacale: "Si tratta di una generazione che quando è entrata, circa 10 anni fa, era appena laureata. Adesso hanno 35-40 anni, in molti casi sono sposati e con famiglia e quello che doveva essere un lavoretto è diventato con gli anni spesso l'unica fonte di sostentamento", spiega Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil.

Ma che cosa chiedono gli operatori dei call center? Innanzitutto di tenersi il loro lavoro, per quanto vituperato, perché oggi "c'è una delocalizzazione selvaggia a vantaggio esclusivo delle aziende e a carico delle casse dello Stato. L'Italia spende una prima volta quando gli operatori vengono licenziati e aiutati grazie agli ammortizzatori sociali. Poi spende una seconda volta quando prevede incentivi per nuove assunzioni che in realtà non sono nuove per niente".

Le aziende che operano nel settore possono infatti assumere e licenziare senza vincoli, una pratica che costa allo Stato 480 milioni di euro in tre anni; mentre la delocalizzazione è sempre più in voga, dal momento che in India o in Albania si trovano persone che conoscono l'italiano che rispondono alle telefonate per 2-3 euro l'ora ("Però quando rispondo io spesso mi dicono 'Finalmente qualcuno che mi capisce'", spiega una ragazza in corteo). E tutto questo mentre gli stipendi continuano a scendere.

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