Iraq, Obama invia truppe Usa a Baghdad

Un contingente di 275 marines per proteggere l’ambasciata americana di Baghdad e, probabilmente, un centinaio di soldati delle truppe speciali per addestrare i soldati iracheni contro l’Isil

Qualche giorno il presidente degli Stati Uniti Barack Obama si era espresso in termini di disimpegno sulla questione irachena affermando che gli Usa non avrebbero impegnato truppe di terra nella crisi che sta lacerando il Paese, con le truppe degli jihadisti che si stanno impadronendo delle più importanti città del Paese e sono ormai alle porte della capitale. Obama si era detto possibilista riguardo a eventuali interventi aerei o con droni.

Ma la criticità della situazione venuta a crearsi in Iraq ha costretto il presidente Usa a fare marcia indietro e a inviare 275 marines per la difesa dell’ambasciata americana della capitale irachena. A questi dovrebbero aggiungersi, in un secondo tempo, altri cento soldati delle truppe speciali che avranno il compito di addestrare i soldati dell’esercito del premier Nur al-Maliki che stanno fronteggiando i ribelli jihadisti.

Nel Golfo Persico è presente anche una squadra navale, 500 marines pronti a sbarcare nel caso la situazione si complichi ulteriormente. Anche i caccia della portaerei George h. W. Bush sono pronti.

Contrariamente al segretario di Stato John Kerry che auspica attacchi mirati con i droni Usa alle basi dell’Isil, Obama non vuole mettere la firma su un intervento Usa in Iraq, dopo aver messo termine alla guerra iniziata dal suo predecessore. Più che di coerenza, si tratta di un fatto di esposizione: l’intervento con i droni Usa in Iraq avrebbe un impatto globale, mentre i raid dei droni Usa in Pakistan e in Yemen continuano indisturbati, nella semi-clandestinità che solamente pochi giornalisti – come Jeremy Cahill – riescono a portare a galla con i loro reportage.

Ma il risvolto inedito è l’alleanza indiretta con il nemico storico, l’Iran. Che qualcosa stia cambiando nella strategia Usa in Medio Oriente è palese. L’Iran e la maggioranza della popolazione irachena da una parte a sostenere il fronte sciita, l’Isil, il fronte sunnita iraniano e i paesi della penisola arabica dall’altra parte: questa la "mappa" trasversale che si delinea in Medio e Vicino Oriente. E Obama non ha voglia di infilarsi in nuovi Vietnam. E c’è da scommettere che lo shale gas e le sabbie bituminose dell’Alberta giocheranno un ruolo determinante nel disimpegno Usa in Medio Oriente. Con buona pace degli ambientalisti.

Numerosi morti e feriti

Via | Al Jazeera

Foto © Getty Images

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