Roma, nuovo presunto caso di scambio di embrioni all’ospedale Pertini

La coppia si è rivolta a un'associazione per chiedere un risarcimento alla struttura romana.

Ospedale Sandro Pertini

Nuovo presunto caso di scambio di embrioni all’ospedale Pertini di Roma, già al centro di un grosso scandalo una manciata di settimane fa, quando fu aperta un’indagine dopo la denuncia di una donna che portava in grembo due gemelli di un’altra coppia. Ora la storia sembra ripetersi e la denuncia arriva da Affari Italiani.

Il sito riporta il racconto di una coppia originaria di Napoli, Giacomo Gentili e Maria Ingrosso, che ha scoperto come il DNA del feto che la donna porta in grembo non è compatibile col suo. I due raccontano:

Io e Maria ci siamo sposati 10 anni fa. Da allora abbiamo fortemente voluto un bambino, senza riuscirci. Siamo una coppia fortemente religiosa e ci siamo chiesti mille volte se fosse giusto o meno affidarci alla fecondazione assistita, poi a dicembre del 2013 abbiamo deciso di ricorrere all'aiuto della medicina. Il protocollo va a buon fine, l'inseminazione artificiale sembra apparentemente perfetta e dopo qualche giorno abbiamo la conferma che uno degli embrioni si è impiantato con successo nell'utero di mia moglie. Può immaginare la nostra gioia.

Poi, pochi giorni fa, la scoperta in seguito all’amniocentesi effettuata in un’altra struttura romana, l’ospedale San Camillo. L’esame del liquido amniotico sottolineava che il profilo genetico del feto non era compatibile con quello della madre:

In poche parole, era certo che l'embrione impiantato non era quello frutto della fecondazione dell'ovulo di mia moglie. E se la madre è ignota... Figuriamoci il padre, ci è stata consigliata una indagine genetica più approfondita, ma non vorrei neppure pensare che il mio seme abbia fecondato l'ovulo di un'altra donna.

A quel punto, dopo aver escluso deciso di tenere la bambina, escludendo la possibilità di effettuare un aborto terapeutico, la coppia si è rivolta all’associazione Agitalia e si sta muovendo per chiedere un risarcimento. Lo confermano i due futuri genitori:

Ci è stato fatto notare che esiste la possibilità di chiedere un risarcimento milionario per i danni morali, patrimoniali e biologici, sia al nosocomio che alla Asl competente e al Ministero della Salute. Ma non siamo interessati ai soldi, ma se mai la causa dovesse andare avanti siamo intenzionati devolvere i soldi in beneficenza. La bambina si chiamerà Francesca. Siamo profondamente cattolici, immagini solo con quale sforzo morale abbiamo deciso di affidarci all'inseminazione artificiale, eravamo quasi rassegnati. E ora questa bambina, non potevamo che darle lo stesso nome del nostro Papa.

La Procura di Roma non è ancora intervenuta formalmente sulla vicenda, ma l’associazione ha già fatto sapere di aver predisposto una richiesta risarcitoria di un milione di euro nei confronti dell'Ospedale Sandro Pertini, della Asl RMB e del ministero della Salute.

Dal Pertini tutto tace, ma una nota dell’ospedale San Camillo di Roma, dove sarebbe stata scoperta l’anomalia, aggiunge mistero alla vicenda:

I referti con la mia firma sono dei falsi. È stata usata carta intestata su cui poi è stato effettuata una manomissione su dati di altri referti, ma, a un’analisi approfondita il codice utilizzato non corrisponde alla tipologia di codici che noi attribuiamo ai campioni. Inoltre l’incompatibilità del profilo genetico del feto con quello materno è stata valutata sulla base di una proteina, ma con questo tipo di analisi nessuno avrebbe mai potuto identificare un’incompatibilità genetica.

Parola di Paola Grammatico, direttore del dipartimento di medicina molecolare dell’ospedale San Camillo-Forlanini.

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