India: uccide la moglie e la figlia, poi simula omicidio

Un uomo indiano ha strangolato moglie e figlia di tre anni: non accettava di aver avuto una femmina e che il giudice gli avesse chiesto di aspettare per il divorzio.

Prima ha strangolato la moglie, gettando il cadavere dalla finestra; poi ha ucciso anche la figlia di tre anni, cercando di far pensare che si fosse trattato di un omicidio. Un uomo d'affari indiano ha sfogato così la sua frustrazione per aver avuto una figlia femmina invece di un figlio. E ha deciso di uccidere anche la moglie perché il giudice gli aveva chiesto di riflettere un anno sulla sua richiesta di divorzio.

Ajit Kumar è stato arrestato con la madre e il fratello: l'accusa è di persecuzione riguardante un problema di dote. L'uomo aveva escogitato un piano che lui pensava perfetto, ma che faceva acqua da tutte la parti. Ha infatti telefonato alla polizia dicendo di aver trovato, al ritorno a casa, i cadaveri della moglie Shalini e della figlia Vanshika, uccise da sconosciuti.

Agli agenti, però, è stata sufficiente una breve indagine per rilevare evidenti segni di strangolamento sul collo delle due vittime. A quel punto, Kumar è stato costretto a confessare. Nel disporre l'arresto, la polizia ha dichiarato che

"Shalini era sottoposta a regolari torture dal marito che l'accusava di aver messo al mondo una femmina e non un maschio e di non aver portato abbastanza dote".

Continua quindi la scia di sangue in India ai danni di donne. Violentate, torturate, impiccate, uccise, vendute. Come semplici oggetti. In una società in cui gli uomini pensano di poter fare quello che vogliono con mogli, fidanzate, figlie e bambine, aiutati anche dalle autorità che spesso, in casi di femminicidio o di violenza, chiudono un occhio. Quando non tutti e due.

Polizia indiana

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