Iraq: la Siria bombarda i ribelli dell'Isil

“Ogni aiuto contro l’Isil è il benvenuto”, dice il presidente Al Maliki.

Aiuto non richiesto da parte della Siria in favore dell'Iraq, da tempo alle prese con la ribellione degli estremisti islamici dell'Isil: è stato infatti confermato dalla Bbc che la Siria ha colpito, bombardandole, alcune delle zone occupate dai militanti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante; per la precisione a Qaim, città di confine tra Iraq e Siria.

Il premier Nuri al Maliki ha fatto sapere di non aver richiesto l'intervento di Damasco. Ma, a differenza di quanto di solito avviene con queste invasioni di campo, non ne era affatto infastidito: "Ogni aiuto contro l’Isil è il benvenuto". Soprattutto visto che lo stato iracheno non sembra essere in grado di fare molto per fermare l'offensiva dei ribelli, che imperversano nel nord del paese senza trovare quasi mai delle vere e proprie resistenze.

E solo tre giorni fa l’Isil, dopo dieci giorni di combattimenti, ha occupato la raffineria di petrolio di Baiji, la più grande del paese, 210 chilometri a nord di Baghdad. Oltre a questa, i ribelli controllano le città Mosul (la seconda più grande del paese), Tikrit, Falluja e ampie parti di Ramadi.

Non c'è solo la Siria a dare una mano all'Iraq, visto che anche l'Iran starebbe fornendo armi al governo di Al Maliki per combattere i ribelli. Alcuni droni iraniani sono decollati da un aeroporto vicino Baghdad e hanno sorvolato l’Iraq in una missione segreta di sorveglianza. Per il momento sono invece assenti gli Stati Uniti, per vorrebbero come pegno per il loro intervento che Al Maliki creasse un governo di unità nazionale, che il premier per il momento non ha intenzione di creare.

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