Il codice a barre compie 40 anni

Fu usato per la prima volta per un pacchetto di gomme da masticare nel 1974

Tanti auguri codice a barre.

Era il 1974 quando, su un pacchetto di gomme da masticare Wrigley's Juicy Fruit in un supermercato di Troy, in Ohio, compariva per la prima volta quello che oggi è presente su tutti i prodotti di consumo: il codice a barre, appunto.

Già nel 1949 però gli americani Normand Joseph Woodland e Barnard Silver (due studenti di ingegneria di Drexel) avevano pensato ad un sistema di lettura ottica dei prodotti di consumo ma fu l'ingegnere dell'Ibm George Laurer che, nel 1973, inventò il moderno codice a barre ed il suo sistema di lettura ottica.

Oggi il codice a barre compare, incredibilmente, anche sottoforma di tatuaggio. Esagerazioni a parte, quella del codice a barre è stata una rivoluzione nella società dei consumi: creare un insieme di elementi grafici a contrasto elevato disposti in modo da poter essere letti da un sensore a scansione e decodificati per restituire l'informazione contenuta.

Qualsiasi informazione utile alla gestione di un magazzino e del movimento delle merci può essere codificata con codici a barre, un sistema completo, veloce ed efficace (e sopratutto a costo contenuto) che rende possibile muovere tonnellate di merci tenendo perfettamente i conti e i dati sotto controllo.

Il pacchetto originale di Wrigley's Juicy Fruit è passato alla storia, tanto che oggi è conservato allo Smithsonian National Museum of American History di Washington. Nel frattempo anche il codice a barre è cambiato: oggi ci sono i cosiddetti codici 2D, QRCode (Quick Response), che possono essere letti da tutti gli smartphone e possono conservare fino a 7.098 caratteri in un simbolo unico, ma anche i requency Identification, o RFID, stanno cominciando a diventare molto comuni.

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