Livorno: ha un tumore alla mammella, ma avevano scambiato i vetrini

Incredibile episodio tra Livorno, Pisa e Milano: a una donna di 49 anni, che aveva già avuto il cancro, viene diagnosticato lo stesso tumore. Ma c'è stato uno scambio di campioni e la donna ha solo un problema alla pelle

Una donna di Livorno di 49 anni ha vissuto alcuni mesi nella paura: il 27 marzo scorso, infatti, le avevano diagnosticato un carcinoma duttale invasivo, la forma più diffusa di tumore alla mammella. In realtà, la 49enne aveva soltanto un problema dermatologico benigno. L'errore era stato commesso in ospedale, scambiando i campioni.

E' stata la stessa Elena D'Elia, quando la vicenda ha avuto il lieto fine, a raccontare la sua storia. La donna aveva già avuto un carcinoma al seno sinistro tre anni fa. Sentire di nuovo quelle parole da parte dei medici l'avevano abbattuta. Tra l'altro, la livornese è tuttora in cura per il cancro del 2011. Adesso racconta al Tirreno:

"Ho passato settimane terribili. Non riuscivo ad accettare di dover fare tutta la trafila già vissuta, gli esami, l'intervento, le cure successive".

Gli esami erano stati fatti al Santa Chiara di Pisa che, però, aveva poi inviato a far analizzare il campione sbagliato. Alla rete Nazionale tumori rari di Milano è stata mandata la vecchia provetta, quella relativa al carcinoma del 2011. Uno scambio di vetrini. Solo il 20 maggio, Elena D'Elia è venuta in possesso del referto giusto, quello della gioia.

"Lesione mesenchimale benigna i cui caratteri morfologici sono coerenti con la diagnosi di dermatofibroma atipico". Dal tumore a un problema della pelle non grave. Un sospiro di sollievo, ma anche tanta voglia di farla pagare a chi ha commesso un errore così grave. Il suo legale, Francesco Atzeni, sta trattando il caso. Dopo un tumore - in questo caso tolto nel giugno del 2011 - bisogna fare controlli semestrali. Ed è quello che fa la livornese, fino a quando facendosi un'autopalpazione - siamo a ottobre 2013 - scopre un ispessimento sullo stesso seno sinistro.

"Sono andata dal medico di base, quindi ho fatto una radiografia. Che poi ho portato alla diagnostica di Pisa. A parere della dottoressa, non era un tumore, però nell'ispessimento c'era una zona d'ombra. E quindi lei mi ha consigliato una cura. Ma dopo una settimana, non era cambiato nulla e così sono tornata a farmi visitare. Dopo un consiglio con la senologia, i medici mi hanno consigliato una biopsia, fatta a gennaio scorso. Il risultato parlava di fibroxantoma atipico benigno. Tuttavia, restava un margine di dubbio che la formazione potesse essere maligna. Quindi mi hanno consigliato di asportare tutta la formazione, cosa che ho fatto a febbraio".

L'esame istologico dà lo stesso risultato, ma restano dubbi e così il campione viene inviato a Milano. A marzo arriva il risultato che Elena mai avrebbe voluto vedere: tumore. "In dermatologia mi hanno persino detto che avrei dovuto fare una scintigrafia e interrompere la terapia che stavo facendo come cura per il tumore del 2011".

La livornese torna dalla dottoressa della Senologia, che le dice di aspettare. E che l'esame andava ripetuto per sicurezza. A maggio, arriva il vero responso. "Ho rischiato di interrompere la terapia e di fare un esame invasivo solo per un errore, per uno scambio di vetrini che lo stesso ospedale ha ammesso".

Il 30 giugno, Senologia invia alla donna una lettera in cui dice che la paziente "non presenta problematica oncologica e non necessita di trattamento ulteriore". Elena non ci sta: "Chi ha sbagliato, paghi: non si scherza con la salute della gente".

Santa Chiara Pisa

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