Siena, inno fascista durante un raduno dei paracadutisti Folgore? Indaga la Procura

Lo Stato Maggiore dell’Esercito ha aperto un'inchiesta, mentre la Folgore prende le distanze dall'accaduto e condanna duramente l'episodio.

Rischia di avere importanti conseguenze quella che il quotidiano La Nazione definisce “goliardata di un gruppo di parà del 186° reggimento Folgore intenti a intonare un inno dal chiaro sapore fascista in un video pubblicato su YouTube il 18 giugno scorso e girato, con ogni probabilità, pochi giorni prima, domenica 15 giugno.

Siamo nel piazzale della caserma Bandini di Siena e una ventina di parà, insieme a qualche civile, intonano orgogliosi l’inno “Se non ci conoscete” (qui il testo di alcune delle versioni più note) con tanto di mano alzata a fare il saluto romano, diventato ormai simbolo del fascismo italiano. Due minuti di coro che non sono passati inosservati e hanno fatto indignare più di una persona, tanto da spingere lo Stato Maggiore dell’Esercito a intervenire sulla vicenda e aprire un’inchiesta.

Scrive Il Tirreno:

A dirigere il coro, come si vede dal filmato ripreso con uno smartphone, è un anziano col basco amaranto e la divisa bianca. L'uomo è sempre ripreso di spalle ma si tratta di Santo Pelliccia, classe 1923, reduce della battaglia di El Alamein, dove morirono nell’ottobre del ’42 quattromila soldati della Folgore. La sua presenza, insieme a quella di altri personaggi in abiti civili, lascia pensare che l'episodio sia accaduto in un'occasione particolare, probabilmente durante un raduno di ex paracadutisti.

Tutta quella fierezza, quelle mani alzate, quella foga nel recitare frasi come “lo sai che il paraca ne ha fatta una grossa… si è pulito il culo con la bandiera rossa… bombe a mano e carezze col pugnal” fa rabbrividire anche oggi, nel 2014 e potrebbe addirittura costituire reato.

E’ quello che stanno cercando di chiarire gli alti vertici militari, che passeranno poi tutto il falcone alla Procura civile o militare, a seconda di cosa emergerà dall’inchiesta. In attesa che venga fatta chiarezza sull’episodio, dalla Folgore prendono le distanze dall’accaduto e condannano duramente l’episodio. Il maggiore Marco Amoriello, capo ufficio stampa della Folgore, ha dichiarato:

Un gesto stupido, che ci amareggia e ci mortifica, dando vita ad un'immagine che non ci appartiene e che col lavoro serio che portiamo avanti tutti i giorni, in Italia e all'estero, pensavamo cancellata. I primi ad essere danneggiati siamo noi, semplicemente perché non siamo quelli rappresentati in quel video. E' in corso un'indagine interna per individuare i responsabili e capire se tra questi ci sono eventualmente appartenenti alla forza armata. Se ci fossero saranno presi i provvedimenti del caso.

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