Sospendiamo lo shock

Shock Therapy

Dopo aver scritto alcune riflessioni sullo stato dell'arte della titolazione dei media italici (ma anche sulla notiziabilità), con riferimento particolare alla questione di tutto ciò che è o si presume sia shock-choc-incredibile-impossibile-assurdo-commovente mi sono fatto altre domande e ho cercato qua e là risposte. Mi sono detto che questa metodologia di comunicazione, al di là del tentativo disperato di acchiappare qualche click in più fa parte della logica emergenziale e del commissariamento del pensiero.

E' molto utile non solo ad acchiappare click, ma anche a tenerci molto impegnati, ad aver qualcosa da temere, ad essere sempre sul chi va là, ad esagerare: è utile perché annulla il pensiero critico.

Intendiamoci: non è che io pensi che ci sia un grande complotto per annullare il pensiero critico, per carità. Nessun grande vecchio accarezza un gatto sussurrando «eccellente» ogni volta che un titolista titola «Shock». Ma ogni volta che si titola «shock» si perde e si fa perdere contezza di quel che lo è davvero.

Qualche tempo fa avevo immaginato un progetto di giornalismo anti-emergenziale, di reazione allo stato di shock (il quale è una condizione che fa molto comodo a chi ha la possibilità di gestire il potere. Si pensi, in merito, alla bella lezione di The Shock Doctrine di Naomi Klein). Il progetto si chiamava – nome azzeccato o infelice non lo so più – Shockjournalism. Il progetto è lì che galleggia solitario, che fa il morto in un mare magnum di pensate varie e variegate. Il concetto, però, non è morto affatto.

Guardate quante volte viene usata la parola shock nei pezzi di news. Ecco poi la sua versione francese, choc (i link sono a Google news, giusto per rendersi conto di quante volte quei due termini occorrano nei titoli sul web).

E' evidente che se tutto è shock, allora nulla è shock. Ed è altrettanto evidente che questa tecnica prima o poi genererà assuefazione e che si dovrà ricorrere a terminologie sempre più estreme per tentare di acchiappare disperatamente l'attenzione del lettore, di attirare il click nel marasma dei feed. Finché si arriverà al collasso di questo tipo di comunicazione (è un po' come se, sul posto di lavoro, riceveste, poniamo il caso, dieci mail al giorno, di cui nove urgenti. E' evidente che nessuna di esse potrà essere trattata con urgenza. E' un po' come se si trattasse come un'emergenza un evento qualsiasi: naturale, generato dall'uomo, sportivo, politico. Eh sì, è già stato fatto. E' un po' come se si legiferasse non più passando per il Parlamento ma a colpi di decreto. Già visto pure questo, no?). E dopo il collasso, il lettore vorrà di più, perché la soglia dello stupore si alza sempre. Quindi si dovrà passare ai complotti. Ai supercomplotti. Ai complotti incredibili ma veri. E poi chissà cos'altro. Intendo dire, anche sulle testate giornalistiche, ovviamente: so bene che questo accade già, altrove.

Ma noi siamo su una testata giornalistica. Ora, come si fa a reagire allo stato d'emergenza del pensiero e della comunicazione enfatica?

Con i piccoli passi: da qualche parte bisogna pur iniziare.

Per esempio, chiedendo lo sforzo a tutti gli autori di Blogo di resistere alla tentazione di usare le parole:
shock (o choc), emergenza, urgenza, incredibile, straordinario, impossibile, eccezionale, geniale, capolavoro [...](*)

E' difficile? Sì, certo: io stesso credo di aver usato più d'una volta quelle parole, o parole simili. E' possibile farlo a partire da oggi? Sì, certo, piano piano. Servirà a qualcosa? A noi di sicuro, per affrontare meglio il nostro mestiere.

Scriviamo tre righe in più di approfondimento, mettiamo un link in più, ogni volta che avremmo potuto o voluto scrivere "shock".

I nostri lettori non potranno che giovarne. E anche noi, a lungo termine. La commozione, lo stupore, le emozioni in generale rischiano di aver poco a che vedere con le notizie. Ma se sono necessarie, si possono suggerire (non sottolineare, suggerire) nei modi più eleganti e raffinati che la lingua italiana ci consente.

(*) Si sostituiscano ai puntini tutte le parole che conferiscono alle notizie (o, peggio ancora, alle non-notizie) un'enfasi immotivata e ingiustificata.

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