Giuseppe D'Avanzo: rugby e giornalismo a tre anni dalla scomparsa

Il 30 luglio 2011 moriva a Calcata il giornalista Giuseppe D'Avanzo, lasciando il giornalismo italiano orfano di una grande mente ed il rugby orfano di un grande appassionato

Giuseppe D'Avanzo potrebbe ammazzarmi e allora lo dico subito: questo non è un omaggio.

Il giornalista napoletano scompariva in un caldo 30 luglio di tre anni fa, mentre si allenava in bicicletta sulle colline di Calcata, a circa 50km da Roma; scompariva lui, il suo fisico possente, ma non il suo metodo professionale, non il giornalismo di punta (e di mente) che ha appassionato per anni i lettori italiani. Non solo quelli di Repubblica.

D'Avanzo era uno che le inchieste le scriveva davvero, le cercava scavando nei fatti e verificandoli in modo maniacale, uno dopo l'altro, con una sistematicità disarmante: "tenere gli occhi sulla palla", un modus operandi ereditato da D'Avanzo dal rugby, un'altra parte fondamentale della sua vita. Quei "vuoti" e quei "pieni" che, dal campo della Partenope alle colonne di Repubblica, hanno fatto la storia del giornalismo italiano.

Oggi di D'Avanzo restano le inchieste, che potremmo rileggere gustosamente ogni giorno per trovare incredibili racconti di fatti (veri e verificati) che letti con gli occhi di oggi si mostrano di una lungimiranza e di un'attualità profonda. Restano le letture, le interpretazioni, restano gli auspici (quella riforma della magistratura impossibile con Berlusconi al potere) e le speranze, i sogni di un uomo capace di osservare la realtà con cinico disincanto e, contemporaneamente, con amorevole trasporto e profondo coinvolgimento. Appassionato di tanto e annoiato da poco.

Nel rugby si dice che ci sono due tipi di rugbysti (e non "giocatori"): quelli che portano il pianoforte e quelli che lo suonano; Giuseppe D'Avanzo faceva con passione entrambe le cose, attraversava fatti, opinioni e verità per poi farle proprie nel profondo, talmente tanto dal renderle inedite, personali, inequivocabilmente chiare. Per questo Giuseppe D'Avanzo era un rugbysta particolare, come anche un giornalista fuori da tutti gli schemi per accortezza, precisione, rispetto per il proprio lavoro.

E' questo che dovremmo tenere a mente tutti noi che con le informazioni, le notizie ed i fatti cerchiamo di mettere assieme il pranzo con la cena: il rispetto per quello che facciamo, un rispetto che proprio ieri il direttore di Blogo auspicava nella sua redazione perchè rispettare il nostro lavoro significa rispettare noi stessi e, ancor di più, chi ci legge; due parole in meno sono meglio di una parola in più, un fatto vero in meno è meglio di due "veline" in più. E' nel quotidiano che si costruisce la passione nostra per scrivere e vostra per leggere.

Occorre pensare (anche) a questo: per questo post ho cercato su google una foto di Giuseppe D'Avanzo. Si trovano sempre le stesse tre-quattro immagini: non era importante l'uomo bensì le notizie, le inchieste, i fatti, il metodo ed il rispetto. Quelli resteranno nella storia del giornalismo. Questo era Giuseppe D'Avanzo.

Giuseppe_D'Avanzo

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