Vanessa e Greta, la Siria ed il giornalismo d'accusa: quando i fatti vengono dimenticati

Il modo con cui si cerca di trovare "plagiatori" delle due cooperanti italiane, "responsabili" in qualche modo del loro rapimento, allontana il giornalismo dai fatti e dal dovere di cronaca

Se la logica è che Vanessa e Greta "sono state plagiate da un folle cialtrone" la medesima logica imporrebbe all'intero mondo del giornalismo italiano un'opera di autocritica piuttosto massiccia perchè colpevole di aver deliberatamente eliminato dalle pagine e dalle sezioni online di Esteri il conflitto siriano; se la logica è "sono due sprovvedute" la stessa logica imporrebbe, sempre al mondo del giornalismo, di rivolgersi prima a se stesso e poi ai lettori spiegando come e perchè dalla primavera siriana di Damasco si è arrivati ad una guerra civile dove si fronteggiano almeno quattro diverse forze armate, oltre a decine di schegge impazzite; se Vanessa e Greta "se la sono andata a cercare" sarebbe interessante capire come mai, in Italia, la guerra in Siria è diventata protagonista unicamente a margine della sterile polemica sulle armi chimiche a Gioia Tauro, sarebbe interessante capire come mai, in Italia, non si è tenuto un solo dibattito parlamentare (in 4 anni) sulle primavere arabe prima, sul conflitto siriano poi, sarebbe molto interessante capire come mai chi accusa le due cooperanti di essere irresponsabili non si è mai posto veramente il problema di raccontare quel conflitto (escludendo qualche rara e sporadica eccezione).

Si cerca da tre giorni di trovare presunte "colpe" del rapimento (l'immaturità delle ragazze), "il vero responsabile" (sarebbe Roberto Andervill) ed "il pazzo giornalista" che se ne è scappato (sarebbe Daniele Raineri del Foglio): la tragedia di Vanessa e Greta riesce anch'essa a diventare un tema da arena mediatica (o forse da Colosseo), perfetta per lacerare ulteriormente la dignità del giornalismo che, arrembante, discute sul rapimento delle due cooperanti come farebbero un ultrà della Roma ed uno della Lazio che si incontrano al bar dell'Olimpico: inutilità.

siria

Mi ricordo quando nel 2004, era fine agosto, il giornalista Enzo Baldoni venne rapito in Iraq; mi ricordo come andò a finire quella tragica storia e mi ricordo "il cordoglio" generale. Sopratutto, della vicenda di Enzo Baldoni, che seguii sui giornali, mi ricordo le parole che comparivano sul quotidiano Libero vergate dalla penna di Vittorio Feltri e dell'Agente Betulla, che allora si firmava Renato Farina e faceva il vicedirettore del quotidiano milanese mentre i servizi segreti gli integravano lo stipendio in cambio della pubblicazione di notizie false. Mi ricordo i titoli, che a Libero sono un cavallo di battaglia: "Vacanze intelligenti", "Il pacifista col kalashnikov" e ancora "I rapitori non hanno esitato a sparargli in testa anche se era loro amico e antiberlusconiano". Mi ricordo anche la vignetta di Mauro Biani nel 2007, che rimise in ordine la verità di quell'orrido giornalismo da pozzanghera.

Oggi assistiamo alla stessa cosa. Qual'è il livello di qualità, di professionalità e di copertura che in Italia i media danno sulla Siria?

A me francamente non interessa se Greta e Valentina siano state due stupide sprovvedute, tantomeno di affibbiare colpe e responsabilità diffamatorie a carico di chicchessia. A me interessa sapere i fatti. A me interessa sapere come mai la Siria non è mai stata protagonista sulle pagine dei giornali se non quando fu liberato Domenico Quirico, se non quando fu rapito padre Paolo Dall'Oglio, se non quando le suore di Maaloula sono state sequestrate; mi interessa sapere come mai le Nazioni Unite abbiano lasciato che la Siria diventasse un inferno a cielo aperto e mi interessa sapere come mai 2,8 milioni di profughi (che si può chiamare anche diaspora, ed è una tragedia per un popolo che così smarrisce sempre di più se stesso) non fanno notizia mai, in nessun giorno dell'anno. Le storie dei presunti "incantatori" di Vanessa e di Greta, le storie dei "giornalisti che si approfittano" di due ragazze "mentalmente deboli" non raccontano nulla se non il degrado del giornalismo italiano, impegnato ad osservarsi l'ombelico ed oramai totalmente sordo alla ponderatezza, alla riflessione sui fatti che si pubblicano.

Quella di Greta e Vanessa non è una ragazzata frutto della giovane età (20 e 21 anni) ma una tragedia aggravata dalla giovane età.

Non è accettabile quanto si legge e quanto si ascolta in questi giorni sulla brutta vicenda delle due cooperanti italiane: se le ragazze sono state vittime di "incantatori" che le hanno spedite nella bocca del lupo la verità è vittima di anestetizzatori professionali che non la raccontano, che la scansano nemmeno fosse affetta dall'ebola (altro argomento di cui si parla male, troppo male, grazie anche al prezioso contributo di leader politici come Matteo Salvini e colleghi poco qualificati).

E' vero quanto detto a RaiNews24 dal giornalista de La Stampa Domenico Quirico: andare in Siria, oggi, equivale ad un suicidio; per questo al giornalismo dovrebbe interessare, più che il sesso degli angeli, la verità.

SYRIA-CONFLICT-ALEPPO

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