l'Unita: i giornalisti pronti al lavoro volontario

Il cdr apre uno spazio online e dice: «inibito l'accesso alla sede nazionale e al sito»

Unità, il sito dei lavoratori

I lavoratori dell'Unità hanno dovuto aprirsi un sito a parte, unita.info, per poter pubblicare. Non articoli, ma

«informazioni sulla nostra vicenda fino a quando non torneremo in edicola»

dicono nel primo post. Anzi, nel secondo.

Il primo è Odio gli indifferenti di Gramsci.

Nel pezzo di ieri, 16 agosto 2014, dal titolo Il bavaglio ci uccide per la seconda volta, i giornalisti della testata affermano di essere

«pronti al lavoro volontario, a sostegno della testata (e quindi anche del patrimonio degli azionisti), e si preparano a tornare a parlare con i lettori sia su carta che online con soluzioni che non incidono sulla procedura concorsuale che coinvolge l’azienda»

e lamentano

«la determinazione con cui si è voluta inibire l’accesso alla sede nazionale del giornale e al server del sito, rendendo impossibile qualsiasi forma di attività, che avrebbe potuto garantire il mantenimento del rapporto con i lettori».

Cosa che, in effetti, appare decisamente surreale: se ci sono intenti di far risorgere la testata, sarebbe vitale mettere in condizione di mantenere aggiornato almeno il sito chi si offre di farlo.

Certo, il Cdr, che chiederà i verbali della riunione in cui si è decisa la chiusura, denunciandone l'opacità, si dice anche certo di una cosa:

«il prodotto Unità ha un sicuro mercato e rappresenta un investimento editoriale di successo».

Ecco, questo, pur capendo le esigenze e le necessità di chi scrive, è davvero tutto da dimostrare.

In ogni caso, la dedizione con cui il Cdr vorrebbe continuare a lavorare sul sito della testata è ammirevole, e andrebbe "premiata" con la possibilità di farlo.

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