Ice Bucket Challenge: il 16 agosto è morto annegato un amico dell'inventore #IceBucketChallenge

Il 27enne Corey Griffin era uno dei pionieri della raccolta fondi per la lotta alla SLA

La notizia è vecchia di quasi una settimana, ma arriva agli onori delle cronache internazionali nei giorni in cui tutto il mondo parla del fenomeno Ice Bucket Challenge, la campagna virale benefica a favore della lotta alla SLA. La notizia riguarda Corey Griffin, che in vita è stato un illustre sconosciuto ma ha avuto il merito di essere tra coloro che lavoravano per raccogliere fondi per la lotta alla SLA, amico fraterno di Pete Frates, il ragazzo malato di SLA da cui è partita l'iniziativa benefica e la campagna virale dell'#IceBucketChallenge, e fino all'ultimo si è speso per la raccolta fondi.

E infatti il 27enne è morto a Nanticket, in Massachusetts, dove aveva appena partecipato a un evento in cui era riuscito a raccogliere 100.000 dollari per la lotta alla SLA. La sera del 15 agosto ha telefonato a suo padre per raccontargli il successo dell'iniziativa. "Era fuori di sé dalla gioia" spiega il genitore. Poche ore più tardi, alle 2 della notte tra il 15 e il 16 agosto, Corey si è tuffato nelle acque dell'isola ma non è più tornato a galla. I soccorsi sono intervenuti prontamente ma il corpo ormai senza vita di Corey Griffin è stato ripescato solo alle 3, e i tentativi di rianimarlo sono stati inutili.

Corey Griffin aveva 27 anni e nel 2012 organizzò il primo evento a favore di Pete Frates, poco dopo la diagnosi di SLA. Frates lo ha ricordato sulla sua pagina Facebook


Corey coniugava il suo impegno benefico all'attività nel settore finanziario. Nonostante la giovane età aveva lavorato per Bain Capital, una delle principali compagnie finanziare americane, e da poco si era trasferito a New York per lavorare in una nuova società di investimenti.

Tutto questo mentre la competizione del "Secchio di ghiaccio" (in cui ci si sfida a gettarsi in testa un secchiello di acqua ghiacciata e chi viene sfidato può accettare oppure fare una donazione per la lotta all'ALS, l'organizzazione che si occupa della lotta alla Sclerosi laterale amiotrofica) stava diventando virale.

Naturalmente, la notizia era data molto sobriamente dal Boston Globe, senza enfasi sulla questione della campagna a colpi di doccia gelata.

Boston Globe

Poi la campagna è diventata virale, e quindi una settimana dopo, come troppo spesso accade, si cavalca la coincidenza per acchiappar qualche click in più .

Foto: Facebook
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