Siria, 180mila morti in tre anni e mezzo di guerra civile

Secondo l’Onu il numero delle vittime sarebbe superiore: 191mila di cui quasi 100mila morti negli ultimi dodici mesi di conflitto

A un anno esatto dalla strage di Ghouta, nella quale circa 1400 civili siriani furono uccisi dalle armi chimiche, l’Osservatorio siriano per i diritti umani ha pubblicato il periodico bilancio del conflitto che, nelle ultime settimane, è stato messo in secondo piano dagli organi di informazione, a causa dell’espandersi del Isis in Iraq.

Dal giorno in cui è stata registrata la prima vittima, ovverosia il 19 marzo 2011, in una località della provincia di Deraa, l’Osservatorio ha contato 180.215 decessi.

Secondo l’organismo che monitora l’evolversi della guerra civile siriana, fra le vittime si contano 58.805 civili, circa un terzo delle morti complessive, e, fra questi, 9.428 bambini e 6036 donne.

Le aree urbane più colpite sono quelle a nord del Paese: Aleppo, Homs e Hama.

I decessi fra militari dell’esercito di Bashar al-Assad e miliziani filogovernativi è quantificato in 66.365 morti, mentre nelle fila di ribelli e jihadisti l vittime sono state 49.699. Fra i ribelli si trovano anche 16.855 stranieri, mentre sono ben 2931 le vittime non identificate.

La discordanza con i dati delle Nazioni Unite è notevole. Secondo l’Onu, infatti, le vittime della guerra civile siriana sarebbero oltre 191mila, dunque 11mila in più rispetto a quelle documentate dall’Osservatorio siriano per i diritti umani. Secondo l’Onu i morti degliultimi dodici mesi sono stati 98mila, vosto che fino allo scorso anno il bilancio era di 93mila vittime. E per l’Onu la cifra è “una sottovalutazione del numero reale”. Secondo Navi Pillay, alto commissario Onu per i diritti umani, “la paralisi internazionale” non ha fatto altro che incoraggiare gli “assassini, i torturatori e i devastatori in Siria”.

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