Fukushima: risarcimento milionario per famiglia di donna suicida da Tepco

La corte distrettuale di Fukushima ha ordinato alla Tepco di risarcire con 49 milioni di yen la famiglia di una donna morta suicida dopo l'incidente alla centrale nucleare.

Un caso che far giurisprudenza in Giappone. La Tepco, che gestisce la centrale nucleare di Fukushima diventata tristemente famosa nel 2011 dopo il terremoto e lo tsunami, è stata giudicata moralmente responsabile del suicidio della signora Hamako Watanabe, 58 anni. E dovrà pagare i danni morali alla famiglia, quantificati in 360 mila euro, vale a dire 49 milioni di yen.

La decisione è stata presa dalla Corte distrettuale di Fukushima. Si tratta del primo caso in cui una Corte giapponese reputa la Società responsabile dei danni morali subiti dalle persone che abitavano nei dintorni della centrale, zone che ancora oggi sono off-limits e che resteranno contaminate dalla radioattività anche nel prossimo futuro. La signora Watanabe, 58 anni, era un'allevatrice di polli che viveva a Kawamata, 40 chilometri dalla centrale distrutta nel 2011.

Nel giugno dello stesso anno, fu autorizzata a compiere una breve visita nella sua abitazione; dopo settimane di profonda depressione, si cosparse di benzina e si diede fuoco. Il marito, Mikio Watanabe, e i tre figli della signora decisero allora di denunciare la Tepco e chiedere i danni per la morte di Hamako, dichiarando al tribunale che l’evacuazione forzata di cui erano stati vittime aveva portato alla sua tragica depressione.

Il giudice Naoyuki Shiomi, pronunciando il verdetto, ha dichiarato che

"l'angoscia e disperazione di Hamako Watanabe erano senza limiti, dal momento che aveva dovuto abbandonare tanto la sua casa che la sua attività lavorativa, senza alcuna certezza per il futuro".

La distruzione dell'impianto di Fukushima, e in particolar modo la messa fuori uso del suo sistema di raffreddamento, ha portato all'evacuazione immediata e in molti casi permanente di centinaia di migliaia di persone, a cui fu ordinato di scappare senza avere il tempo di prendere qualche effetto personale. Attualmente, 125 mila persone abitano in soluzioni temporanee. In questi anni, sono stati registrati decine di casi di suicidi, alcuni compensati dalla Tepco.

E' la prima volta, però, che un giudice ordina di risarcire per i danni morali una famiglia. Tepco ha reagito al verdetto porgendo le sue scuse, promettendo di rispondere in modo sincero: "Preghiamo che Hamako Watanabe abbia trovato la pace". Il verdetto della Corte di Fukushima potrebbe portare a numerose altre denunce da parte dei familiari che hanno perso i loro cari dopo l'incidente della centrale.

Fukushima

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