Iran: ragazze vanno a vedere partita di volley maschile e vengono arrestate

Una dozzina di ragazze, tra cui una britannica, sono in carcere in Iran per aver assistito a una partita di pallavolo maschile della Nazionale di casa lo scorso 20 giugno. L'appello della famiglia dell'inglese.

Sfidando il divieto, istituito dal 1979 da Khomeini, dodici ragazze iraniane lo scorso 20 giugno erano entrate nel palazzetto per vedere una partita di volley maschile della World League tra la Nazionale padrona di casa e l'Italia (vittoria 3-0 per l'Iran) e sono state arrestate. Sulla notizia è calato il silenzio fino a ieri, quando a parlare sono stati i genitori britannici di una di loro, tuttora detenuta in carcere.

In Iran, da oltre 30 anni alle donne è vietato entrate negli stadi e dove si pratichi sport. Solo occasionalmente, viene concessa una deroga. Come il 29 novembre 1997, quando la qualificazione dell'Iran ai Mondiali di calcio, a Teheran, portò all'interno dell'impianto una folla festante composta da maschi e femmine. Senza conseguenze, forse anche perché erano talmente tante che era impossibile identificarle e fermarle tutte.

Alle ragazze amanti del volley è andata peggio. Ghoncheh Ghavami, britannica, è il motivo per cui ora se ne parla. Sua sorella, la 28enne Amin Ghavami, ha lanciato un appello su media e tv:

"Aiutatemi a riportare a casa mia sorella. Ha 25 anni e studia all'Università di Londra. Si trovava in Iran da due mesi per insegnare a leggere ai bambini di strada. Pensava che le donne potessero entrare nello stadio per le partite di volley, il Paese aderisce alla Federazione internazionale e sui giornali si diceva che, per volere del presidente, le donne erano ammesse. Mia madre e mio padre le avevano dato il permesso. Invece, l'hanno arrestata e tenuta in isolamento per 41 giorni. durante i quali il suo avvocato non ha potuto incontrarla né avere accesso al suo dossier. Siamo disperati, non solo io e i nostri genitori, ma anche i nonni, gli zii e tutti quanti".

La mamma Soosan ha scelto Facebook per far sentire la sua voce:

"Carissima Ghoncheh, i giorni senza di te sono intollerabili e sono già 74 da quando siamo stati privati del tuo viso radioso, per un crimine che non riusciamo a capire. Tuo padre è invecchiato di colpo. Io, ogni mattina, arrivo ai cancelli del carcere di Evin e mi cacciano via, senza darmi risposte. Se ancora resisto, è per la speranza di udire presto le tue risate squillanti. Possibile che nessuno debba rendere conto del dolore di una madre?".

Da quel che risulta, la ragazza britannica era stata in un primo momento rilasciata, ma lo scorso 30 giugno agenti in borghese avevano fatto irruzione nel suo appartamento, sequestrato abiti e computer e trascinato via con la forza Ghoncheh. Da allora, l'isolamento e i tanti interrogatori. Ora, la giovane è in carcere con altre detenute e il suo arresto è stato prolungato di 60 giorni. Le viene imputato il reato di "Propaganda contro lo Stato". Per una partita di pallavolo.

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