Digit 2014 e il giornalismo digitale, del presente e del futuro #Digit14

A Digit 2014 c'è anche Blogo. Perché a Digit si parla del giornalismo digitale, e Blogo non poteva non esserci.

Digit a Prato, 19 e 20 settembre 204

Digit, a Prato, è un appuntamento importante per il giornalismo digitale. Impossibile seguire fisicamente tutti i workshop, che fortunatamente verranno messi online e saranno fruibili anche in differita, visto che tutto viene registrato e digitalizzato – ci mancherebbe altro! – e dunque si potrà rivedere anche il workshop del sottoscritto, sul Giornalismo etico, il liveblogging, le news spazzatura, il clickbaiting, lo stato d'eccezione del giornalismo (con i titoloni shock), le slow news come conversione "etica" della professione (e anche come conversione del lettore da occasionale in abituale), e anche le nuove competenze che il giornalista digitale non può non avere.

L'evento è stato trasformato anche in evento formativo, ottemperando alla legge sulla formazione continua e obbligatoria per tutti gli iscritti agli ordini professionali (dunque, anche per i giornalisti) e consentendo così ai colleghi che seguono i workshop di conseguire i famigerati crediti formativi (sì, stendiamo un velo pietoso), al di là di questo, dicevo, Digit è un momento molto interessante da seguire.

E proprio il fatto che ci siano anche uditori interessati "solo" ai crediti aggiunge valore all'evento: è l'incontro fra il vecchio e il nuovo, fra i giornalisti "di una volta", quelli che parlano ancora di riunioni di redazione (una, due al giorno) e ignorano il concetto di riunione di redazione permanente (come quelle che adottiamo in Blogo, su Skype), quelli che probabilmente – nessuno si offenda – come corso di formazione dovrebbero imparare come impaginarsi da soli un pezzo sul web.

Pratosfera ha raccolto i documenti della prima giornata e sta seguendo in diretta la seconda.

I temi? Tantissimi. Dal sata journalism, buzzword di cui molti si riempiono la bocca senza sapere di che si parla, alla sostenibilità di modelli editoriali, dalle start up all'algoritmo di Facebook, dal SEO al giornalismo sul campo, dal valore effettivo di una notizia ai micropagamenti al bitcoin.

E, naturalmente, lo stato dell'arte del giornalismo digitale grazie all'importante indagine dell'ordine dei giornalisti sullo stato del giornalismo digitale in Italia, condotta, fra gli altri, da Pier Luca Santoro.

Non ci si parla addosso – a parte qualche schermaglia polemica fra Odg e FNSI, subito archiviata – e non si propongono verità assolute, ma possibili soluzioni, idee, sguardi verso il futuro.

Un futuro che, si auspica, andrà oltre il provincialismo e la banalizzazione che spesso caratterizza il giornalismo digitale nostrano (in particolare quello mainstream, ma non solo) e che troppo spesso utilizza contenitori vuoti (chi l'ha detto che "bisogna fare data journalism"? Quali sono i costi? Quando è utile? Come si fa a farlo? Chi l'ha detto che si debba essere presenti per forza su tutti i social network?) solo perché se ne parla.

Senza dimenticare un dato di fatto imprescindibile: sia i giornalisti sia gli editori devono sopravvivere. Sarebbe interesse di entrambi sedersi al tavolo per sviluppare modelli, non solo per difendere lo status quo di chi ha acquisito privilegi e per autoconservarsi.

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO