Immigrazione: tunisino si cuce le labbra nel Cie di Bari

Un tunisino di 30 anni, recluso nel Centro d'identificazione ed espulsione di Bari, si è cucito le labbra per protesta.

Un cittadino tunisino di 30 anni, per protesta, si è cucito le labbra nel Centro d'identificazione ed espulsione (Cie) di Bari. Fatì ha deciso per questa forma di protesta due giorni fa, per "una reclusione che ritiene ingiusta e contro le condizioni disumane in cui si vive in questi lager". La notizia è stata divulgata dal collettivo antirazzista 'Rivoltiamo il Sud' e, successivamente, è stata confermata dal direttore del Cie di Bari, Rohan Lalinda.

Fatì da sei giorni non mangia e non beve. Chiede di uscire e andare via, intanto è stato portato in ospedale. Altri detenuti raccontano:

"Da questa mattina ha già ricevuto tre solleciti da parte delle autorità per spingerlo a concludere la protesta, lasciandosi scucire la labbra. Il ragazzo continua a ripetere che solo da libero andrà a farsi medicare".

Fatì è arrivato al Centro pugliese dal Cie di Ponte Galeria, dopo che la direzione del centro romano ne ha disposto il trasferimento. Secondo le notizie che filtrano dal Collettivo antirazzista, il ragazzo tunisino non sarebbe sbarcato in Italia insieme ad altri profughi; sarebbe nel nostro Paese da 24 anni, quando cioè era un bambino. "Non si capisce quindi perché sia stato rinchiuso al Cie".

Lalinda replica all'Ansa:

"Sono in ferie e solo oggi pomeriggio potrò dire esattamente come sta il ragazzo. E' a Bari a da due settimane e protesta perché chiede la libertà. So che è stato portato anche all'ospedale San Paolo, fuori dal Cie, ma rifiuta di farsi scucire le labbra".

ciebari

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