Il settantesimo anniversario della strage di Marzabotto

Il 5 ottobre 1944 le trupe di occupazione naziste terminarono il massacro di oltre settecento cittadini italiani, colpevoli solo di abitare nel posto sbagliato.

Si è svolta oggi a Marzabotto (Bologna) la cerimonia di commemorazione del più grave eccidio nazifascista compiuto sul territorio italiano durante la Seconda Guerra Mondiale. Tante le autorità presenti, dal presidente dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia Carlo Smuraglia, al ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti, in rappresentanza del governo.

Nel suo intervento Galletti ha spaziato dal ringraziamento ai martiri per il loro sacrificio, al paragone con le stragi che avvengono quotidianamente in Siria e Iraq, per poi soffermarsi sul punto centrale di ogni commemorazione di avvenimenti di quel periodo: la Memoria, con la M maiuscola.

Il ministro ha voluto rivolgersi a chi, quando si affronta il tema fascismo, nasconde la testa sotto la sabbia:

Settant'anni sono tanti, dicevo. Eppure c'è chi in tutto questo tempo non è ancora riuscito a maturare una coscienza su questi fatti. C'è ancora, chi cova pericolosamente nella nostra società, un estremismo violento ed eversivo che cerca una qualche giustificazione ai crimini del nazismo e del fascismo. Che professa l'antisemitismo, che alimenta l'odio razziale e religioso, che farnetica tesi negazioniste dell'Olocausto. E' un problema europeo ed è un problema italiano. Ricordare è un dovere civile per trasmettere ai giovani l'inestimabile valore di un futuro democrazia e libertà che non sono mai acquisite ma vanno rafforzate e corroborate ogni giorno. Lo dobbiamo ai martiri di Marzabotto e a tutti quegli italiani che hanno dato la vita credendo in un ideale alto, quello della libertà. Se oggi viviamo in un Paese libero, lo dobbiamo a loro

L'eccidio di Marzabotto è il nome con cui comunemente si indicano le violenze messe in atto dalle truppe di occupazione tedesche nelle colline vicine a Bologna, (dove ora passa l'Autostrada del Sole verso Firenze) nella prima settimana dell'ottobre del 1944. Le uccisioni indiscriminate furono 770. Le SS e la Wermacht agirono con inusitata violenza contro la popolazione per stroncare psicologicamente la guerra partigiana che in quelle zone era molto serrata.

Il comandante in capo delle operazioni Walter Reder scontò 34 anni di carcere tra il 1951 e il 1985. Nel 2007 furono condannati all'ergastolo altri dieci imputati, tutti irreperibili (o più probabilmente morti di vecchiaia), tranne uno, deceduto durante il processo.

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