Virus Ebola: e ora il vaccino fa gola a Big Pharma

Una malattia tipica dei paesi poveri rimasta sempre senza cura. Ma ora che colpisce l'Occidente, le cose si stanno muovendo.

Il virus Ebola è una malattia per la quale non esiste vaccino. Così è stato ripetuto in migliaia di occasioni dall'inizio del contagio. Ma per quale ragione non è ancora stata trovata una cura? Va da sè che il fatto che Ebola abbia sempre colpito zone rurali e piccoli villaggi dei paesi africani più poveri non ha mai invogliato le case farmaceutiche a darsi da fare e investire soldi e tempo per trovare un vaccino. Un vaccino da vendere a chi? Si sa invece che i laboratori militari di Unione Sovietica e Stati Uniti hanno per lungo tempo studiato l'Ebola, ma al solo scopo di vedere quali potevano essere i suoi utilizzi bellici. Per trasformarla, insomma, in un'arma batteriologica (almeno, questo, è quanto affermato da Christopher Stokes di Medici Senza Frontiere).

Ora, però, Ebola ha colpito in Occidente, negli Stati Uniti e in Spagna. Il mercato dei potenziali acquirenti di vaccini sta quindi diventando molto più interessante. E così le grandi compagnie farmaceutiche (per gli amici, Big Pharma) si stanno mettendo al lavoro, mentre gli speculatori stanno fiutando l'affare: secondo quanto riporta Repubblica, il titolo in borsa della società più avanti nella ricerca, Tekmira, è schizzato al +50%. Tanto più che anche i soldi pubblici stanno iniziando a piovere nelle casse delle aziende farmaceutiche si sono messe al lavoro per trovare a una cura improvvisamente diventata potenzialmente molto redditizia.

Ormai trovare una risposta al contagio è una vera e propria emergenza, che produce risposte emergenziali, com'è quella di togliere il tetto ai 15 anni per la sperimentazione. Sempre Stokes di Msf spiega come "si sta cercando di fare in sei mesi quello che prima si faceva in 15 anni". Si corre come pazzi, per recuperare il tempo perduto. O meglio, il tempo investito altrove: una ricerca di The Lancet spiegava come su 336 medicine sviluppate tra il 2000 e il 2011 solo quattro erano per malattie tipiche dei "paesi poveri": tre per la malaria, una per la diarrea tropicali.

Gli stati in qualche modo hanno provato a intervenire per evitare che le malattie non "monetizzabili" venissero completamente ignorate dalle compagnie farmaceutiche: la dichiarazione di Londra nel 2012 ha individuato 17 patologie, vincolando le aziende firmatarie a debellarne almeno dieci entro il 2020. E in effetti qualche risultato c'è, visto che il verme della Guinea è stato sconfitto in Nigeria e Costa d'Avorio, il Marocco non conosce più il tracoma, Colombia ed Ecuador hanno sconfitto l'oncocercosi. Ma delle 17 malattie messe nel mirino, manca proprio l'Ebola.

Ebola siero sperimentale

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