Giustizia, quando la causa dura una vita

La causa per definire la proprietà di un terreno si chiude 80 anni dopo la prima udienza

Quando qualcuno vi dirà che le cause, in Italia, durano una vita, non sarà più un paradosso, né un modo di dire, ma la sacrosanta verità. Perché a oltre ottant’anni dall’udienza del 30 giugno 1934 si è finalmente chiusa una causa che nel suo arco temporale ha abbracciato fascismo, prima, seconda e terza Repubblica.

Ci sono voluti 80 anni, il ricorso al diritto feudale, richiami al catasto francese del 1801 e persino un cammino a ritroso fino al 1536 per accertare “possessi continui e non interrotti” di terreni contesi fra la proprietà pubblica di uso civico e comunale e quella privata.

Alle ore 11 del 30 giugno 1934 il Comune di Arienzo, in provincia di Caserta, attraverso il podestà citò in giudizio Tommaso De Falco, innanzi al presidente della Corte d’Appello Gaetano Azzariti, poiché l’ente pubblico rivendicava per diritto feudale l’appartenenza al demanio di 10 ettari di terreno. Per il comune di Arienzo le terre spettavano alla collettività contadina comunale che da esse, fin dal 1536, poteva trarre i prodotti necessari per la propria sussistenza: a conferma di questo diritto collettivo vi era una sentenza della Commissione feudale, datata 29 novembre 1809 e intervenuta nella querelle fra il Comune di Arienzo e il Principe di Colubrano.

Otto decenni di accertamenti, carte bollate, ricerche d’archivio, perizie, ricorsi, opposizioni, verifiche tecniche, pareri di esperti hanno permesso ad Anna Maria Allagrande, commissario per la liquidazione degli usi civici per la Campania ed il Molise, di porre fine alla causa che ha accolto la tesi, sostenuta da anni, della piena proprietà delle terre da parte della famiglia De Falco.

Per dirimere il bandolo della matassa si è reso necessariop l’intervento dell’avvocato Amedeo Passaro, esperto di Diritto Feudale, che è riuscito a risalire al catasto francese del 1801, foglio 496, istituito da Giuseppe Bonaparte:

Si tratta di un caso molto interessante che, senza dubbio, denota i meccanismi infernali dell'accertamento della verità processuale dopo due secoli ma è anche uno straordinario esempio di analisi storica. Basta leggere la sentenza del presidente Allagrande per rendersene conto,

ha spiegato Passaro, il legale che ha posto fine a una querelle durata tre generazioni.

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Via | Repubblica

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