Arabia Saudita, sospesa la condanna del blogger Raif Badawi

Condannato a mille colpi di frusta, 10 anni di carcere e 200mila euro per aver espresso la sua opinione.

17 gennaio, ore 10:00 - Secondo quanto riporta Askanews ci sarebbe un barlume di speranza per la sorte giudiziaria del blogger saudita Raif Badawi: l'agenzia stampa ha appreso che il re saudita ha rinviato alla Corte suprema il suo caso, una mossa che potrebbe aprire la strada a un riesame.

Ensaf Haidar, moglie del blogger, avrebbe affermato che soltanto ieri la famiglia avrebbe appreso del rinvio alla corte suprema, in realtà avvenuto un mese fa.

Arabia Saudita, sospesa la condanna del blogger Raif Badawi: oggi non verrà frustato

15.08 - Secondo un comunicato diffuso da Amnesty International qualche ora fa questa mattina il blogger saudita Badawi è stato trasferito dalla sua cella alla clinica del carcere per un controllo. Il medico ha verificato che le lacerazioni causate dalle 50 frustate ricevute il 9 gennaio non si erano ancora cicatrizzate e che il detenuto non avrebbe potuto sopportarne un’ulteriore serie.

“Non solo questo rinvio per motivi di salute mostra la profonda brutalità di questa punizione, ma ne sottolinea anche l’oltraggiosa inumanità. L’idea che a Badawi sia concesso di riprendersi in modo da poter soffrire di nuovo è macabra e vergognosa. [...] Le frustate sono proibite dal diritto internazionale insieme ad altre forme di pena corporale. La punizione di Badawi pare per il momento sospesa ma non c’è modo di sapere se le autorità saudite accetteranno la raccomandazione del medico. Badawi corre ancora il rischio di essere frustato.”

ha dichiarato Said Boumedouha, vicedirettore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

Aggiornamento 16 gennaio, ore 12.48 - Secondo Amnesty International è stata sospesa la condanna al blogger arabo Raif Dabawi, che oggi avrebbe dovuto ricevere la seconda razione delle 1000 frustate imposte dalla giustizia araba al suo corpo (50 ogni venerdì, le prime la scorsa settimana).

Il blogger oggi avrebbe dovuto ricevere la seconda razione di 50 frustate: la scorsa settimana una persona a lui vicina ha raccontato a numerosi quotidiani in lingua araba l'esperienza avuta dal blogger, che ha accettato in silenzio la condanna (oltre alle frustate dovrà scontare 10 anni di carcere) per non dare soddisfazione ai suoi sanguinari aguzzini. Oggi il medico avrebbe bloccato la razione quotidiana di frustate per "motivi di salute": non si erano rimarginate ancora le ferite di venerdì scorso.

Arabia Saudita, il blogger Raif Badawi colpito dalle prime 50 frustate

Raif Badawi, blogger dell'Arabia Saudita, era stato arrestato il 17 giugno del 2012. La colpa per cui è stato condannato a 10 anni di carcere, mille frustate e 200mila euro di multa è quella di aver gestito un sito web intitolato "Liberali dell'Arabia Saudita". Nei suoi post, nei commenti degli utenti e sul forum si discuteva liberamente della situazione politica e religiosa nel paese. Un'attività odiosa e che non poteva passare impunita per la monarchia saudita alleata di ferro degli Stati Uniti.

Il reato, per la precisione, è quella di aver violato le leggi sulle comunicazioni elettroniche e aver offeso l’Islam. La prima condanna era stata a sette anni di carcere e 600 frustate, poi aumentata in appello, il 7 maggio 2014, a dieci anni e 1000 frustate. La notizia di oggi, però, è che Badawi ha ricevuto le prime 50 di quelle mille frustate, che gli sono state somministrate in pubblico a Gedda all’esterno della moschea di al-Jafali.

Della questione ha parlato Amnesty International, che ha anche lanciato un appello:

Secondo il provvedimento definitivo, Raif Badawi riceverà non più di 50 frustate per sessione, con una pausa di non meno di una settimana tra le sessioni. Raif Badawi è stato inizialmente accusato di "apostasia", un reato punito con la pena di morte in Arabia Saudita. È detenuto dal 17 giugno 2012 nel carcere di Briman, a Gedda. Il suo avvocato, Waleed Abu al-Khair, è anche egli stesso in carcere per scontare una condanna a 15 anni per il suo attivismo pacifico.

Gli Stati Uniti hanno provato a intervenire pochi giorni fa, chiedendo che le frustate fossero cancellate e che il processo fosse rifatto, mentre Amnesty si è espressa così: "Questa notizia è sconcertante – ha detto Philip Luther, il direttore di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa — Chiediamo alle autorità saudite di sospendere immediatamente la brutale sentenza. Le frustate come altre punizioni corporali sono proibite dalle leggi internazionali. E’ orribile pensare che una punizione così crudele sia imposta a una persona che non è colpevole di nulla se non di aver creato un forum pubblico per discutere pacificamente esercitando il diritto alla libertà di espressione”.

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