L'attentato a Charlie Hebdo, la caccia all'uomo e gli errori della polizia

Dalla mancanza di protezione alla redazione, agli errori di comunicazione: le forze dell'ordine di Parigi nel centro delle critiche.

Si è da poco conclusa la caccia all'uomo seguita all'attentato a Charlie Hebdo e nel suo discorso Hollande ha ringraziato le forze dell'ordine per il lavoro svolto; e però da parte di molti organi di informazione iniziano ad arrivare numerose critiche per come la polizia di Parigi ha gestito la vicenda fin dall'inizio. Tanto per cominciare: com'è possibile che la redazione del giornale satirico non fosse in nessun modo protetta dalla polizia?

La cosa assume un rilievo maggiore se si pensa che il direttore Chabonnier era nella lista di obiettivi segnalati ufficialmente da Al Qaeda (e infatti aveva al suo fianco un uomo della scorta). Nel momento in cui i fratelli Kouachi iniziano ad aprire il fuoco, inoltre, viene mandata una sola pattuglia di poliziotti, due soli agenti per fronteggiare una situazione che si capisce subito essere gravissima. I due terroristi si liberano facilmente della polizia e si danno alla fuga senza incontrare altri ostacoli, trovando anche modo per liberarsi della vettura su cui avevano iniziato la loro azione e rubarne un'altra, liberandosi della persona alla guida e poi anche del cane che era all'interno della macchina.

Qui inizia una sorta di crisi di comunicazione, sicuramente meno grave ma comunque significativa: ci viene detto che i due fratelli sono stati catturati, poi individuati, poi solo identificati. Quest'ultima è la notizia vera: si viene a sapere chi sono i due terroristi e soprattutto si viene a sapere che in particolare uno dei due era già conosciuto alla polizia, era stato arrestato nel 2008 e nel 2005 aveva detto in televisione di volersi dare alla jihad. Si sapeva anche che era stato in varie parti del mondo a prendere contatti e combattere con i jihadisti. Ancora: si parla di un terzo uomo, Amid Mourad, che sarebbe il giovanissimo "palo" dell'azione. E invece no, il ragazzo era a scuola, i compagni e gli insegnanti confermano.

I fratelli Kouachi si danno alla fuga, la caccia all'uomo non dà risultati finché non si viene a sapere che la polizia sta battendo a tappeto un'area a pochi chilometri da Parigi. Nel frattempo, però, a Parigi, zona di Montrouge, una poliziotta viene ucciso da un uomo e l'attentatore - che poi si saprà essere Amedy Coulibaly, altro islamista noto alle forze dell'ordine - fugge. Salvo poi rifarsi vedere il giorno dopo nel quartiere di Vincennes, dove prende in ostaggio parecchie persone in un market ebraico urlando "sapete chi sono" prima di asserragliarsi.

Nel frattempo, a Dammartin, vicino a Parigi, i due Kuoachi sono stati per davvero individuati e si sono rinchiusi in una stamperia. Hanno un ostaggio, viene detto da tutte le televisioni, ma loro non lo sanno, perché il grafico di 27 anni si era nascosto al primo piano dell'edificio posto d'assedio, mandando un messaggio al padre per raccontare cosa stava accadendo: "Mi sono nascosto al primo piano, credo abbiano ucciso tutti, dite alla polizia di intervenire". E la polizia interviene, uccidendo i due nel momento in cui provano a fuggire.

Contemporaneamente si conclude la vicenda a Vincennes, ma anche in questo caso le sorprese non mancano. Insieme a Coulibaly c'è un altro uomo, non la donna, la compagna del terrorista, come a un certo punto era parso. Uccisi i due sequestratori, non si ha nessuna notizia di dove sia finita Hayat Boumeddiene.

strage parigi

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