Il Vaticano è il prossimo obiettivo dei terroristi?

Ne parlano Cia e Mossad in un rapporto. Per ora non ci sarebbero "segnali concreti", ma nella Capitale aumenta la tensione.

Pochi mesi fa Dabiq, la rivista di riferimento dello Stato Islamico, era uscita con una copertina in cui veniva raffigurata la bandiera dello Stato Islamico che sventolava in Vaticano. Si trattava chiaramente di una copertina simbolica, che riprendeva le parole di al-Baghdadi sullo Stato Islamico che sarebbe arrivato fino al cuore della cristianità, "fino a Roma". Dopo l'attentato a Charlie Hebdo - e soprattutto visto che anche in questo caso non era secondario l'aspetto simbolico, anzi - si teme che quella copertina possa diventare davvero un obiettivo dei terroristi islamici.

La cosa più importante da sottolineare, al momento, è che "non ci sono segnali concreti" che l'Isis voglia colpire il Vaticano, ma che ciononostante si teme che piazza San Pietro sia il prossimo obiettivo; come spiegato dal rapporto di Cia e Mossad (il servizio segreto israeliano) che ha messo in guardia l'intelligence di casa nostra. La tensione nella Capitale ha già preso a salire pericolosamente, tanto da vietare il transito delle automobili nel quartiere ebraico. Non è passata inosservata nemmeno la bassissima affluenza all'angelus del Papa, segnale che la gente, da queste parti, ha paura: "Gli italiani devono stare all'erta, guardarsi attorno e segnalare subito qualsiasi cosa li insospettisca", ha fatto sapere da Parigi il ministro degli Interni Alfano.

Lo stesso Alfano ha spiegato come "la bandiera nera dello Stato Islamico in Piazza San Pietro non è una minaccia simbolica e non è rivolta solo all'Italia". Come a dire che il Vaticano, nella mente dei terroristi, rappresenta la cristianità, quindi tutto il cuore del Vecchio Continente. Una parola è arrivata da Alfano anche nei confronti di chi vuole rivedere gli accordi di Schengen: "È una conquista di libertà che non può essere regalata ai terroristi". Anche perché, nei momenti di preoccupazione, è comunque possibile aumentare i controlli.

Non c'è solo la questione Schengen, però. Per aumentare la sicurezza si sta pensando di rendere obbligatoria per le compagnie aree la condivisione con le autorità del pnr (personal number record), la scheda di ogni passeggero in cui sono contenuti dati su nome, età, preferenze alimentari, metodi di pagamento, condizioni di salute e tutte le informazioni sugli spostamenti. In America e Canada la condivisione di queste informazioni è già obbligatoria, in Europa no per questioni di privacy. Ma quando la paura inizia a salire, si sa, il primo diritto a farne le spese è proprio quello alla privacy.

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