Vanessa e Greta libere, la questione del riscatto da 12 milioni

Il governo avrebbe pagato 12 milioni di dollari per la liberazione di Greta e Vanessa: i dubbi sugli autori del sequestro

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Contestualmente alla liberazione delle due giovani cooperanti italiane dalle mani di alcuni sequestratori in Siria ("banditi verniciati da islamisti" scrive Carlo Bonini su Repubblica citando fonti d'intelligence) si sono attivate immediatamente, e prevedibilmente, ferocissime polemiche sul presunto riscatto che il governo avrebbe pagato per la loro liberazione.

Una cosa va detta chiaramente: la verità (quella verificata e verificabile che unicamente interessa al giornalismo) non la leggerete da nessuna parte; la Farnesina, il governo, non potrebbero mai ammettere pubblicamente alcuna trattativa con i sequestratori per vari motivi (su tutti mantenere i contatti di intelligence in Siria sotto la protezione del silenzio).

E' possibile però cercare di capirci qualcosa di più: secondo le notizie stampa di questa mattina dunque per la liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo sarebbero stati pagati 12 milioni di dollari americani di riscatto (c'è anche chi scrive 20 milioni). Per avere un quadro un po' più chiaro da interpretare occorre risalire la china di un rapimento durato oltre cinque mesi: le cooperanti sono state rapite dopo essere state attratte con l'inganno in un incontro con uno dei capi del Free Siryan Army, l'esercito siriano libero che combatte la guerra civile, sin dal 2011, contro il regime di Bashar al-Assad.

"I buoni" dunque, o almeno coloro i quali per primi si sono organizzati per rovesciare il regime di Damasco: nel corso del sequestro le due ragazze sarebbero state vendute ad altri rapitori, presumibilmente il gruppo jihadista Jabhat al-Nusra, un gruppo inviso agli uomini del Daesh, lo Stato Islamico; sostenere dunque, visti anche i commenti comparsi sui social network i cui autori non nascondono di essere "combattenti del Jihad" nelle fila del Califfato, che le due giovani fossero nelle mani dell'Isis e che il riscatto pagato rinsalda le casse del Califfo è un errore grossolano.

Il primo a paventare l'ipotesi del pagamento di un riscatto lo scrive abbastanza chiaramente su Twitter:

Nel tweet (l'account appartiene ad un siriano di Idlib, Iyad al Khatib, che pare scriva da Damasco) si legge della "vittoria" rappresentata dalla liberazione dei due ostaggi dietro il pagamento di 12 milioni di dollari e in un secondo tweet parla apertamente di un cambio strategico dei sequestratori di al-Qaeda (cosa che avvalora l'ipotesi che i sequestratori fossero del fronte al-Nusra e non del Califfato), che dopo aver "distrutto il senso della rivoluzione siriana" arriva a trattare con un governo occidentale per la liberazione di ostaggi.

Secondo il Corriere della Sera la "vendita" delle due giovani al fronte al-Nusra sposta le trattative con i rapitori su un piano più politico:

"La dimostrazione arriva quando si sollecita un’altra prova in vita di Greta e Vanessa e il 31 dicembre compare su YouTube il video che le mostra vestite di nero, mentre chiedono aiuto e dicono di essere in pericolo. È la mossa che mira ad alzare il prezzo rispetto ai due milioni di dollari di cui si era parlato all’inizio. Quel filmato serve a chiedere di più, ma pure a lanciare il segnale che la trattativa può ormai entrare nella fase finale. Anche perché contiene una serie di messaggi occulti che soltanto chi sta negoziando può comprendere, come il foglietto con la data «17-12-14 wednesday» che Vanessa tiene in mano mentre Greta legge il messaggio, che sembra fornire indicazioni precise.
Si rincorre la voce che entro qualche giorno possa avvenire il rilascio. Ma poi c’è una nuova complicazione."

I fatti di Parigi sembrano mettere a rischio le trattative, che però nelle ultime ore si sarebbero definitivamente sbloccate: il come ed il perchè resteranno probabilmente un mistero. Molte televisioni panarabe hanno rilanciato la notizia del pagamento di un riscatto da 12 milioni, ma il governo italiano, la Farnesina, l'intelligence e le due ragazze non potranno (e non vorranno) mai confermare nè smentire questa notizia. Resta l'alta probabilità ed una, breve, riflessione: la libertà non ha mai un prezzo.

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