Processo Concordia: 16 anni a Francesco Schettino. Niente arresto: "Non c'è pericolo di fuga"

L'attesa per la sentenza sul naufragio che nel 2012 provocò la morte di 32 persone è arrivata. Ecco tutti i dettagli della condanna per Schettino.

20.00 - 16 anni e un mese di carcere per Francesco Schettino. E’ questa la pena inflitta oggi dai giudici del tribunale di Grosseto al comandante della Costa Concordia, che dopo la dichiarazione spontanea rilasciata questa mattina ha preferito non tornare in aula per ascoltare la lettura del dispositivo.

Per Schettino è stata anche disposta l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e per 5 anni dalla professione di comandante. I 16 anni di detenzione sono stati così calcolati:


  • 5 anni per disastro colposo

  • 10 anni per omicidio plurimo colposo

  • 1 anno per abbandono di persone minori o incapaci

  • 1 mese per le mancate comunicazioni

Per tutti i reati è stato riconosciuto il vincolo della continuazione. Non sono state riconosciute, come invece aveva chiesto l'accusa, l'aggravante del naufragio colposo e neppure l'aggravante della colpa cosciente per gli omicidi plurimi colposi.

I magistrati hanno anche stabilito la responsabilità di Schettino in solido con Costa per quanto riguarda i risarcimenti per le parti civili, tra i quali figurano anche i sopravvissuti alla tragedia. Tra le più ingenti ci sono:


  • 300 mila euro alla Regione Toscana

  • 300 mila euro al comune di Isola Del Giglio

  • 500 mila euro al Ministero dell’Interno

  • 1 milione di euro alla Presidenza del Consiglio dei Ministri

  • 500 mila euro al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

  • 500 mila euro al Dipartimento della Protezione Civile

  • 500 mila euro al Ministero della Difesa

  • 1,5 milioni di euro a Ministero dell’Ambiente

  • 50 mila euro alla Provincia di Grosseto

  • 360 mila euro all’INAIL

Tra le parti civili da risarcire c’è anche Domnica Cemortan, alla quale andranno 30 mila euro al pari degli altri sopravvissuti alla tragedia che hanno deciso di costituirsi parte civile nel procedimento.

I giudici, al termine della lettura del dispositivo, non hanno disposto l’arresto immediato per Francesco Schettino in quanto al momento il pericolo di fuga non sussiste.

(in aggiornamento)

19.30 - Il collegio dei giudici è in leggero ritardo, ma la lettura della sentenza sembra confermata per questa sera.

12.45 - I giudici si sono riuniti in Camera di Consiglio e alle 19 di oggi dovrebbero rientrare in aula per per leggere la sentenza o, nel caso di ritardi, per comunicare quando sarà letta.

Ore 12:10 - Finisce in lacrime la dichiarazione del comandante Francesco Schettino, che si è nuovamente lamentato per come è stato trattato dai media durante questi 3 anni di processo. Un "tritacarne mediatico la cui violenza se non subìta è difficle comprendere". Il comandante ha inoltre ricordato come sia l'unico accusato e come stampa e telegiornali abbiano "stravolto la realtà dei fatti" mentre l'azienda abbia scaricato ogni colpa su di lui.

"L'immagine pubblica della mia persona non corrisponde alla realtà", ha continuato Schettino, riportando un esempio recente: "Ieri mattina sono stato costretto ad alzarmi per farmi iniezione antibiotico" dice il comandante, lamentandosi di come una nota agenzia di stampa abbia parlato invece di "gesto di stizza nei confronti della Procura e nei confronti dall'aula".
Schettino parla anche di "minacce di licenziamenti e di trasferimenti da parte dell'azienda per scaricare le responsabilità" che invece ricade unicamente sulla sua persona "senza alcun rispetto".

E'attesa per questo pomeriggio o al massimo per domani mattina la conclusione del processo di primo grado a Francesco Schettino, unico imputato per il naufragio della Costa Concordia avvenuto il 13 gennaio 2012 davanti all'Isola del Giglio.

Al via le battute finali, con l'arringa finale dell'altro difensore di Schettino, Domenico Pepe, poi sarà la volta delle repliche: oltre al pm, interverranno anche una decina di parti civili.
Il comandante è accusato di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, naufragio colposo, abbandono di nave, abbandono di persone incapaci e omessa comunicazione con l'autorità marittima.

Schettino sarà ancora una volta presente in aula, proprio come la settimana scorsa, quando si è presentato al processo con la febbre, abbandonando l'aula prima della fine dell'udienza. La scorsa settimana l'arringa dell' altro avvocato Donato Laino è durata oltre 5 ore.

Concordia: difesa Schettino chiede assoluzione da omicidio colposo e abbandono nave


Lunedì 9 febbraio 2015

Aggiornamento 9 febbraio 2015, ore 16:00. La difesa dell'ex comandante della Costa Concordia Schettino ne chiede l'assoluzione dalle accuse di omicidio plurimo colposo e di abbandono della nave. Poco fa l'avvocato Domenico Pepe in udienza ha detto:

Si tratta di un maledetto incidente, che può capitare a chi va per mare. Nel caso il tribunale volesse comminare la pena ci aspettiamo il minimo edittale e si tenga conto delle attenuanti generiche

Secondo l'avvocato Schettino poi avrebbe avuto un "trattamento" diverso rispetto agli altri indagati.

Ricordo che andai a parlare con il procuratore capo. Gli proposi una pena di tre, quattro, cinque anni, il triplo di quella inflitta ad altri indagati. Mi fu risposto: "Non se ne parla proprio"

L'avvocato Pepe in precedenza aveva anche ribadito un concetto caro alla strategia difensiva di Schettino e cioè che l'allora comandante fece bene a ritardare l'allarme sulla Concordia perché:

in caso contrario avrebbe messo in pericolo la vita delle persone Schettino ha avuto 45 minuti per decidere della vita di 4.500 persone. Se dava l'abbandono nave ad un chilometro dalla costa, come dice l'accusa, la nave sarebbe stata incontrollabile e non tutte le scialuppe avrebbero raggiunto l'acqua indenni. Invece lui, da marinaio provetto qual è, ha letto il vento e le correnti portando la nave sulla costa.

Infine il difensore punta il dito sul fatto che non sia stato fatto nessun test anti droga su altri ufficiali, con un piccolo giallo senza risposta:

Perché la procura non ha sottoposto ai test droga e alcol anche gli altri ufficiali di plancia? Schettino è risultato negativo ai test su droga e alcol. Sono state trovate tracce di droga sulla superficie dei capelli il che, se eccettua il carcere e le auto della polizia, potrebbe far supporre che la droga poteva essere nella plancia. E allora, perché non sono estesi ai test anche gli altri indagati, i cui comportamenti sono discutibili?

Francesco Schettino oggi era presente in aula durante questa 69esima udienza del processo che lo vede imputato il naufragio della Costa Concordia. La sentenza potrebbe arrivare già mercoledì 11 febbraio.

Concordia, difesa Schettino: "l'equipaggio faceva pena". Sentenza in settimana


14:30

Nell'arringa difensiva il legale di Schettino aggiunge:

La telefonata di De Falco è stata fatta per ritorsione nei confronti di Schettino che lo aveva ripreso poco prima, chiedendo dove fossero finiti i mezzi di soccorso. Una telefonata che ha infangato tutta la marineria italiana, che ha infangato l’Italia in tutto il mondo e perché l’ha fatto? Per ritorsione nei confronti di Schettino che poco prima aveva sollecitato i soccorsi, chiedendo dove fossero andati a finire.

Il capitano di fregata Gregorio De Falco, in servizio fino a settembre 2014 presso il settore operativo della Capitaneria di Livorno, la notte del naufragio telefonò a Schettino intimandogli di tornare sulla Concordia (Torni a bordo, comandante io le ordino di tornare a bordo. Ha capito?) senza essere ascoltato.

In merito all'abbandono della Costa Concordia da parte del suo comandante, in salvo prima di mezzanotte e mezza, la difesa ha aggiunto:

Schettino ha lasciato la nave quando tutti i passeggeri sul ponte di dritta erano stati sbarcati. Dall’altra parte non era possibile andare. E dagli scogli Schettino ha coordinato i soccorsi, ha cercato di andare anche dall’altra parte della Concordia con un gommone, ma il vento di grecale glielo ha impedito.

14:00.

La difesa di Francesco Schettino prosegue prendendosela con stampa e inquirenti, con le frasi da gossip scritte sui giornali e pronunciate
"anche da parte dei pm" nella loro requisitoria.

Un gossip schifoso sulla moldava Domnica Cemortan. Si potrebbe capire se il comandante Schettino fosse stato abbracciato a lei quando c'è stato l'urto. Invece la moldava era fuori dalla porta

ha detto l'avvocato Domenico Pepe nella sua arringa al processo che vede imputato l'ex comandante della Costa Concordia che si sta svolgendo a Grosseto.

Aggiornamento 9 febbraio 2015, ore 13:10. Volge al termine il processo di primo grado a Francesco Schettino, alla sbarra per il naufragio della Costa Concordia, il 13 gennaio 2012 davanti all'Isola del Giglio (32 morti e oltre 100 feriti).

L'equipaggio della Costa Concordia:

faceva pena sotto il profilo della preparazione e della capacità professionale

ha argomentato uno dei legali di Schettino nell'arringa difensiva al processo per il naufragio.

Secondo l'avvocato Domenico Pepe si sono verificati infatti:

comportamenti non consoni al ruolo e alle mansioni

mentre si prova a scaricare tutto sull'ex comandante.

Per il legale, Schettino avrebbe fatto bene a ritardare l'allarme sulla nave:

in caso contrario avrebbe messo in pericolo la vita delle persone

L'imputato ha continuato il legale:

è una persona perbene, il pm lo offese definendolo idiota.

L'ex comandante Francesco Schettino è accusato di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, naufragio colposo, abbandono di nave, abbandono di persone incapaci e omessa comunicazione con l'autorità marittima, la sentenza a suo carico è attesa in settimana, dopo le repliche alla difesa di pm e parti civili.

(Aggiornamento r.m.)

Concordia, chiesti 26 anni per Schettino: "Costa paghi i danni"


27 gennaio -

Ieri l'accusa nel tribunale di Grosseto ha definito "incauto idiota" il comandante Francesco Schettino chiedendone la condanna a 26 anni e 3 mesi per cumulo di reati: nove anni per naufragio colposo, 14 per omicidio e lesioni colpose plurime, 3 per abbandono nave, 3 mesi per mancata comunicazione alle autorità. E ancora: interdizione perpetua dai pubblici uffici, interdizione legale per la durata della pena e arresto immediato in caso di condanna in primo grado.

Nel corso dell'udienza di oggi gli avvocati di parte civile del pool "Giustizia per la Concordia", che assiste alcuni naufraghi superstiti e che da sempre si batte per il riconoscimento delle responsabilità anche della compagnia di navigazione, hanno avanzato per la prima volta una proposta che potrebbe cambiare le sorti del processo:

"Costa paghi i danni, non basta la condanna di Schettino [...] Chiediamo il danno punitivo e anche di allargare le responsabilità"

Dopo tali dichiarazioni i legali Marco De Luca, Laura Miani, Ottavio Malugani e Simona Brizzi, che assistono Costa Crociere, si sono alzati e sono usciti dall'aula.

"Questo è il processo contro una persona fisica, Francesco Schettino, non contro altri [...] Abbiamo ritenuto di lasciare l’aula perché è stato detto qualcosa che non ha la benchè minima possibilità di essere ascoltato: cioè che in qualche misura Costa Crociere avrebbe potuto prevedere un disastro simile. Questo è intollerabile diciamo che il presidente avrebbe dovuto impedire che simili sciocchezze venissero dette"

Nonostante la polemica, è interessante osservare come nel processo Concordia le parti civili comincino a battere sulle responsabilità dell'armatore, dovute in particolare a quella "prassi" di manovra (l'inchino), che è poi fondamentalmente il nodo della difesa anche del comandante Francesco Schettino. E così, se l'incidente è stato causato indubbiamente da "una sciocca manovra" del comandante, altrettanto vero è che, dicono gli avvocati di parte civile, l'armatore ha dato in mano allo stesso comandante la "pistola fumante": un timoniere che fino al mese prima verniciava le navi, un equipaggio impreparato alle emergenze, persino l’ex comandante Mario Palombo, con cui Francesco Schettino aveva parlato al telefono poco prima dell’urto avrebbe "la responsabilità morale" degli eventi di quella notte. Secondo l'avvocato Bulgheroni insomma Costa "non aveva un modello organizzativo che avrebbe potuto evitare la tragedia"

E' la prima volta che emerge in modo così ingombrante la responsabilità dell'armatore, una responsabilità attorno alla quale la procura di Grosseto fino ad oggi ha preferito distogliere lo sguardo.

Chissà se forse, da oggi, il processo teatrale diventerà un processo di diritto.

Concordia, il pm: "Morti dovute a fattore umano"


23 gennaio

- E' iniziata questa mattina alle 10 la seconda udienza requisitoria del processo d'Appello per il naufragio della nave Costa Concordia: secondo il pm Alessandro Leopizzi il disastro che ha portato alla morte di 32 persone fu dovuto a un "fattore umano", ribadendo che la nave era in perfette condizioni e che i morti furono causati non tanto dal naufragio quanto dall'imperizia del comandante Schettino:

" [Schettino, nda] aveva l'obbligo di scendere dalla nave per ultimo, invece si 'avvantaggiò' andando via con alcuni ufficiali dal lato dove era più facile scappare [...] scese senza nemmeno bagnarsi la suola delle scarpe, quando alcuni passeggeri stettero con l'acqua al petto circa mezz'ora in più"

.

Secondo la procura di Grosseto i fatti sarebbero provati in particolar modo dai video girati durante quelle tragiche ore. Il ritardo nel dare l'allarme e la totale assenza di informazioni durante il naufragio avrebbero infatti creato il panico a bordo, anche perchè l'autorità del comandante era venuta a mancare quando lo stesso aveva deciso di scendere da bordo.

Concordia, il pm: "Condotta di Schettino inescusabile e inenarrabile"


22 gennaio

- Si è tenuta stamani, presso il Teatro Moderno di Grosseto, la requisitoria del pm Alessandro
Leopizzi, per il processo del naufragio della Costa Concordia, la nave da crociera naufragata il 13 gennaio 2012 all'Isola del Giglio.
Destinatario dell'arringa è stato il comandante Francesco Schettino, protagonista e unico imputato della vicenda del disastro navale che è costata la vita a 32 persone. Vicenda ripercorsa, passo dopo passo, dal sostituto procuratore il quale ha sottolineato come quella di Costa Concordia "non è un mistero all'italiana come potrebbe essere stato Ustica, ma le circostanze sono chiare". E che "Schettino faceva parte di Costa Crociere, una compagnia che in quattro anni lo fece passare da comandante di petroliere a comandante di grandi navi da crociera".

Leopizzi parla dell'imputato Schettino raffigurandolo come un uomo da "un'esuberanza che lo portava a non essere sincero", frase ripresa da un report di servizio che l'ex comandante di Costa Crociere, Mario Terenzio Palombo, scrisse quando aveva Schettino alle sue dipendenze.
Il pm non ha dubbi: quello della Concordia è stato un incidente provocato da "un fattore umano", e l'imputato Schettino ha avuto una condotta "inescusabile e inenarrabile”.

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Il naufragio, dunque, è stato frutto di una serie di negligenze e non di problemi tecnici della nave che, spiega Leopizzi, "non era una bagnarola" ma una nave con apparati di prim’ordine.
Tra le tante negligenze, il non essere presente ai posti di comando, ma di essersi trattenuto a cena con la moldava Domnica Cemortan, l'aver mentito dicendo di non sapere dello scoglio delle Scole, il non essersi procurato una carta nautica adeguata sapendo di dover fare l'inchino al Giglio e soprattutto l'aver fatto “passare sotto silenzio all’armatore” la deviazione dalla rotta rispetto alla consueta direttrice Civitavecchia-Savona al centro del canale dell’Argentario.

“Perché Schettino non resettò da sé il radar quando arrivò in plancia di comando dopo la cena? Perché Schettino non ci vede. Lo ha dichiarato lui stesso: ‘Non vedo bene il monitor in modalità notturna. Inoltre non ebbe nemmeno l’umiltà di chiedere che le modifiche alla rotta venissero poste sul radar dai suoi ufficiali sapendo che di notte ci vedeva male”.

Continua il pm:

"La condotta di Schettino è inescusabile, inenarrabile, prese un granchio cercando la sua nave sul monitor, senza vederci bene e buttando un’occhiata ‘fugace’, come dice lui e credendo di essere un miglio indietro”, “non si ferma, fa un errore marchiano ai limiti dell’incredibile”.

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