Il rapporto dell'Onu sui bambini crocifissi dallo Stato Islamico

Violenze e decapitazioni anche ai danni dei più piccoli. Ma la barbarie dell'Isis sulle popolazioni prende di mira molti altri gruppi.

Il rapporto dell'Onu (che trovate integrale in fondo al post) presentato ieri a Ginevra getta, se ce ne fosse bisogno, nuove terribili ombre sull'operato dello Stato Islamico nei territori dove ha preso il potere. Tra le prove raccolte dalle Nazioni Unite, però, hanno fatto terrore quelle che riguardano le violenze subite dai bambini: crocifissi, decapitati, venduti come schiavi e anche sepolti vivi.

Le notizie sono basate su testimonianze dirette raccolte in loco e raccontano di violenze tanto brutali quanto sistematiche. L'autore del rapporto è Renate Winter, che spiega come i bambini "vengano anche usati come soldati, condizionati fino al punto da convincerli a diventare kamikaze". A essere presi di mira, soprattutto, sono bambini e ragazzini di altre confessioni religiose o comunque visti come nemici: cristiani, yazidi, curdi.

È noto da tempo, d'altronde, che lo Stato Islamico mira a fare piazza pulita di tutte le minoranze etniche e religiose presenti sul "suo" territorio, cosa che si è vista principalmente durante l'esodo di massa degli Yazidi dalle zone da loro abitate. Qual è il fine di questo rapporto, oltre che l'informazione? Si capisce dalla conclusione, in cui si chiede al governo iracheno di lanciare un'offensiva che davvero liberi l'Iraq dall'Isis.

Il che non significa che questo avvenga solo in Iraq, ovviamente. Il problema è che in Siria l'unico interlocutore valido per programmare un'offensiva vera e propria sarebbe Bashar al Assad. Prima alleato, poi nemico, ora oggetto misterioso per l'Occidente, che non sa più come rapportarsi a un dittatore sanguinario che non può più essere legittimato, ma che al tempo stesso sarebbe un alleato validissimo.

Il rapporto dell'Onu sulle violenze ai bambini dello Stato Islamico

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