Manifestazione a Torino dei tassisti contro Uber e Stato

Tassisti in piazza a Torino per manifestare

Oggi a Torino i tassisti sono scesi nuovamente in piazza per protestare contro lo Stato per il mancato intervento allo scopo di tutelarli da Uber che, a loro giudizio, gli starebbe facendo una concorrenza sleale. Il nodo della questione è sempre lo stesso: i tassisti stanno perdendo sempre più lavoro e quindi incassi da quando Uber (e simili) ha fatto il suo ingresso sul mercato italiano. Per questo motivo i tassisti stanno chiedendo insistentemente al governo di prendere provvedimenti in merito; in extrema ratio, almeno per una parte dei manifestanti, costringendo Uber a rispettare le loro stesse regole.

Oggi a protestare a Torino non c'erano solo i tassisti della città, ma anche una folta delegazione genovese, scesa in piazza già ieri nel capoluogo ligure, così come altre piccole delegazioni provenienti da altre città italiane. C'è grande esasperazione nella categoria, che anche oggi ha chiesto allo Stato di far rispettare la legge n.21 del 1992 che regola "il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea", nella quale ovviamente sono contenute le prescrizioni per la categoria ma anche le garanzie per consentirgli di lavorare sotto alcune tutele.

Nonostante la rabbia dei manifestanti, la protesta si è svolta sostanzialmente civilmente. E' stato esploso qualche petardo e sono stati scanditi slogan chiari all'indirizzo delle autorità ("Se lo Stato non ci caga, da domani non si paga" e "Blocchiamo tutta l’Italia"), ma non si sono verificati incidenti. Molti esponevano un cartello con la scritta “Je suis taxi legale”, richiamando così lo slogan “Je suis Charlie” adottato in tutto il mondo per rivendicare la libertà di stampa e di parola dopo l'attentato terroristico alla sede del giornale satirico Charlie Hebdo.

Dopo la manifestazione della mattina, questo pomeriggio una delegazione dei tassisti farà un presidio sotto la sede dell'Authority dei Trasporti in via Nizza, sempre a Torino. Sul tema Uber si è già espresso Andrea Camanzi, il Presidente dell'Authority, in un'intervista radiofonica:

"Il tema della legittimità della piattaforma Uber dipende da come questa soluzione tecnologica viene utilizzata. Se, infatti, essa viene adoperata come piattaforma di prenotazione, allora il problema attiene ai profili della liberalizzazione nel settore dei 'servizi di autotrasporto pubblico non di linea' e, quindi, di un'armonizzazione della legislazione vigente con l'avvento di queste nuove tecnologie. Diverso è il caso di servizi, come quelli denominati 'Uber-Pop', in cui si offrono servizi di trasporto di cortesia per finalità semi-commerciali. In questa circostanza è evidente che si pone un problema di sicurezza che dev'essere garantita al cittadino e su cui va fatto un serio approfondimento"

Manifestazione dei Tassisti

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