Volo MH370, il primo ministro malese: "Detriti appartengono al velivolo"

Un nuovo report sulla sparizione del volo MH370 è stato pubblicato ad un anno dalla misteriosa scomparsa dell'aereo.

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5 agosto 2015 - Secondo quanto dichiarato oggi dal primo ministro della Malesia i detriti che le autorità avrebbero rinvenuto nei pressi di Reunion island apparterrebbero quasi certamente al relitto del volo MH370.

Sull'isola sono stati trovati alcuni detriti, inviati anche a Parigi per analisi approfondite, già nelle scorse settimane: per la prima volta oggi il governo malese ammette che potrebbero trattarsi di parti del volo del quale si persero le tracce l'8 marzo 2014.

Il primo ministro malese Najib Razak ha dichiarato che gli esperti internazionali in Francia hanno "definitivamente confermato" la provenienza di quei detriti, affermando in modo definitivo che il volo MH370 si è inabissato a sud dell'Oceano Indiano.

Volo MH370, i dettagli in un report

9 marzo 2015 - Un anno fa, l'8 marzo 2014, il volo MH370 della Malaysian Airlines faceva perdere le tracce di sé con a bordo 239 persone, di cui 12 membri dell'equipaggio. Da allora le ricerche non si sono mai fermate, ma non un singolo detrito del Boeing 777 è stato rinvenuto, in quello che di fatto è il più grande mistero dell'aviazione civile moderna. Ieri è stato pubblicato un nuovo report, l'obbiettivo delle quasi 600 pagine del documento non è quello di trovare eventuali responsabili dell'incidente, ma la sola ricerca delle cause che potrebbero aver fatto precipitare l'aero per impedire che in futuro altri incidenti del genere si verifichino.

Sfogliando le pagine sono pochi i dettagli nuovi che emergono, ci sono però alcuni aspetti che è importante sottolineare. La batteria che alimentava il segnalatore sottomarino delle scatole nere era scaduta da più di un anno, questo non significa che non funzionasse, ma un errore nelle procedure aveva fatto sì che non venisse sostituita. Le condizioni di salute del pilota, finite sotto la lente d'ingrandimento degli investigatori in un primo momento, erano normali, non c'era niente che potesse far pensare il contrario. Infine i tempi con i quali è stata gesti l'emergenza, dalla sparizione dell'aereo dai radar all'avvio delle operazioni di ricerca, sollevano più di qualche dubbio sull'efficienza delle operazioni.

Batterie delle scatole nere scadute

A pagina 60 del report si legge che le batterie dei localizzatori sottomarini (si tratta di dispositivi che si attivano quando entrano a contatto con l'acqua e trasmettono impulsi per almeno 30 giorni per permettere il rinvenimento delle scatole nere) fosse scadute dal dicembre 2012. Tuttavia funzionavano regolarmente, il problema è che dopo la scadenza non può essere garantito il loro funzionamento per 30 giorni, come da regolamento. Erano state sostituite l'ultima volta il 29 febbraio 2008, per un problema del software che gestisce la manutenzione questa operazione non era stata correttamente registrata. Per questo il software non ha segnalato la scadenza, la Malaysian Airlines in seguito all'incidente ha ispezionato tutta la sua flotta proprio alla ricerca di altri problemi simili.

Nessuna anomalia sui membri dell'equipaggio

Un altro argomento ampiamente discusso è stato quello relativo alle condizioni psicofisiche del primo ufficiale, nonché la sua situazione economica. Vengono smentite le voci secondo le quali il capitano Zaharie Ahmad Shah di depressione e che avesse problemi finanziari. La commissione ha scavato a fondo nelle vite di tutti i componenti dell'equipaggio senza trovare niente di sospetto. Sono stati analizzati anche i filmati delle telecamere a circuito chiuso dell'aeroporto di Kuala Lumpur e confrontati con altre riprese dei giorni precedenti. Anche in questo caso non è emerso niente di strano rispetto ai movimenti o alla routine delle persone sotto osservazione.

Il caos immediatamente dopo la scomparsa

Di sicuro però qualche problema c'è stato nella gestione dell'emergenza. Il primo problema si è verificato quando l'aereo ha lasciato lo spazio aereo malesiano per entrare in quello vietnamita, ma con i controllori del Vietnam non c'è stato nessuno contatto, avrebbero dovuto notificarlo entro cinque minuti a Kuala Lumpur, lo hanno fatto solo dopo venti minuti. Dalle trascrizione delle conversazioni emerge il disappunto delle autorità malesiane per il ritardo nella comunicazione. Ulteriore confusione viene generata da una segnalazione di Malaysian Airlines ai controllori di volo secondo la quale riuscivano a localizzare l'aereo in volo sopra la Cambogia. In realtà quello che l'impiegato MA vedeva era solo la proiezione del volo, per chiarire l'equivoco è servita oltre un'ora e mezzo.

Nel frattempo l'aereo ha continuato a volare passando sotto l'occhio di vari radar. Inspiegabilmente non viene visto da quelli indonesiani, mentre viene ignorato da quelli thailandesi visto che non sarebbe passato nello spazio aereo del velivolo. Anche un radar militare malesiano aggancia il volo, lo insegue per oltre un'ora, rileva la variazione di rotta, con il ritorno verso sud. Ma c'è un difetto di comunicazioni, le autorità militari non comunicano con quelle dell'aviazione civile, servirà oltre un giorno per mettere insieme i pezzi e allargare l'area di ricerca. Ovviamente è impossibile stabilire se una maggiore tempestività e coordinazione tra i vari attori avrebbe potuto risultare decisiva nello scongiurare la tragedia, di sicuro nei prossimi mesi questi errori saranno alla base di nuove raccomandazione per casi del genere.

Intanto sia il primo ministro malesiano Najib Razak che il suo omologo australiano Tony Abbott hanno confermato che le ricerche procedono incessantemente, Abbott si è detto cautamente ottimista sulle possibilità che l'aereo possa finalmente essere localizzato. Ci sarà tempo fino a maggio, poi nell'emisfero australe arriverà l'inverno e le condizioni meteorologiche potrebbe portare alla sospensione delle ricerche. Il report è stato accolto con freddezza delle vittime, che sono poco interessate ai dettagli tecnici, l'unica verità che vogliono conosce è quella relativa agli ultimi istanti della vita dei loro cari.

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