Germanwings e gli altri incidenti aerei provocati da azione volontaria del pilota

Non solo Germanwings. Ecco tutti gli incidenti aerei provocati dalla fredda volontà dei loro piloti

"Il copilota, con una decisione volontaria, ha rifiutato di aprire la porta della cabina di pilotaggio al comandante di bordo ed ha azionato il pulsante che fa diminuire l'altitudine dell'aereo, passando negli otto minuti da 12 mila metri a circa 2 mila metri e schiantandosi a circa 2.600 metri d'altitudine".

Azione volontaria da parte del copilota, dunque. Con le parole del procuratore di Marsiglia Bruce Robin durante la conferenza stampa sul disastro aereo dell'Airbus 320 della Germanwings, iniziano a trapelare le prime, drammatiche, agghiaccianti indiscrezioni su quanto accaduto all'interno dell'aereo.
Andreas Lubitz, 28 anni, di origine tedesca, è l'artefice della tragedia, l'uomo che con "volontà deliberata" ha fatto precipitare l'aereo. Nessun potenziale terrorista, un uomo lucido e risoluto fino allo schianto, da quanto si apprende dai rumori pervenuti dalla scatola nera, in cui si sente il respiro del copilota costante e sereno, dall'inizio alla fine.

Sulla vicenda piomba l'ombra dell'attentato, ma anche di un suicidio. Non è un'anomalia, purtroppo. Non è la prima volta infatti che si verificano tragedie di questo genere, la cui spiegazione si trova solo nella mente di chi ha compiuto il drammatico gesto. Basta tornare indietro di qualche anno ed ecco affiorare alla memoria altri aerei precipitati nel vuoto, portandosi dietro vittime ignare e innocenti.

La prima. Marocco, 1994. Da Agadir si è appena alzato in volo un aereo, l'Atr della Royal Air Maroc, con a bordo 44 passeggeri, tra cui 8 italiani. D'un tratto, l'aereo inizia a scendere vertiginosamente in picchiata. Niente potrà la copilota, dopo una colluttazione, per fermare l'istinto suicida del pilota, che porterà deliberatamente l' aereo a schiantarsi contro la montagna. Un suicidio folle, emerso dal cockpit voice recorder. La motivazione? Pare una delusione sentimentale, forse proprio nei confronti della sua assistente di volo.

Secondo flashback. Indonesia, dicembre 1998. Le vittime in questo caso sono 104, passeggeri del Boeing 737-300 della SilkAir diretto da Giakarta a Singapore. Anche in questo caso, non si trattò nè di incidente nè di attentato, ma di un tentato - e riuscito - suicidio del pilota, il capitano Tsu Way Mingil. Ad avvalorare l'ipotesi fu un'attenta e scandagliata ricerca nella vita personale del capitano, anche se le ricerche furono intralciate da non poche difficoltà, in primis il malfunzionamento della scatola nera.

Ancora: è il 1999 e stavolta è un volo di linea della EgyptAir 990 (MSR990) da Los Angeles - New York - Il Cairo a precipitare nell'Oceano Atlantico, a poche miglia dall'Isola di Nantucket, Massachusetts, uccidendo sul colpo tutte le 217 persone a bordo. Non essendoci alcun problema meccanico nell'apparecchio, la pista finì sul suicidio del pilota.
Sempre nel 1999, un capitano di un aereo di Air Botswana si schianta sulla pista dopo pochi minuti, probabilmente per un malore, nell'aeroporto di Gaborone.

La lista è purtroppo lunga: nel 1976 ci furono più di 1900 morti, uccisi da un pilota russo che dopo aver rubato un Antonov si schiantò su alcune palazzine a Novosibirsk, dove viveva sua moglie dalla quale aveva da poco divorziato; nel 1979 un meccanico appena stato licenziato salì su un hangar dall'aeroporto di Bogotà schiantandosi in una zona residenziale e uccidendo 4 persone.

L'ultima, anzi, penultima è del 29 novembre 2013: un volo della Lam Airlines, compagnia aerea del Mozambico, si è schiantato in Namibia in seguito ad"azioni intenzionali da parte del pilota".Tutti i 33 passeggeri sono morti.

E ci sono ancora dubbi sul volo Mh370 della Malaysia Airlines  dell'8 marzo 2014, decollato dall’aeroporto di Kuala Lumpur con destinazione Pechino. A distanza di un anno non si è ancora trovato il Boeing 777, sparito dai radar assieme a 238 passeggeri. E si fa sempre più probabile la teoria del "pilota canaglia", come si dice nel gergo. Le ultime parole pronunciate dal comandante furono  «Goodnight Malaysian three seven zero», buonanotte Malaysian 370.  La Bbc ha citato un esperto pilota di Boeing 777, il capitano Simon Hardy, che ha notato un particolare: «Prima di sparire è come se dall’aereo qualcuno avesse voluto dare un ultimo, lungo ed emozionante sguardo all’isola di Penang. Il capitano di quel volo era originario dell’isola di Penang».

andreas-lubitz

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