Migranti rohingya: trovati in Malesia 139 cadaveri

I migranti appartengono alla minoranza musulmana rohingya e sono perseguitati dalla maggioranza buddista.

Giovedì 28 maggio 2015 - Secondo le autorità malesi in ognuna delle fosse comuni trovate al confine con la Thailandia qualche giorno fa ci sarebbe un corpo e dunque sono in totale 139 i cadaveri ritrovati. lo ha riferito in conferenza stampa il viceministro dell'Interno Wan Junaidi Tuanku Jaafar. Le riesumazioni sono cominciate il 26 maggio. I corpi dovrebbero essere tutti di migranti rohingya fuggiti dalla Birmania e tenuti prigionieri dai trafficanti di esseri umani, infatti negli accampamenti sono stati trovati i resti di recinti spinati e gabbie di legno. Molto probabilmente quei campi esistevano almeno dal 2013, ma secondo alcuni testimoni potrebbero risalire addirittura a dieci anni fa.

Lunedì 25 maggio 2015 - In Malesia, al confine con la Thailandia, nei pressi di una zona in cui ci sono 28 campi abbandonati dai trafficanti di esseri umani, sono state trovate dalle autorità locali 139 fosse comuni e si teme che dentro ci siano decine di corpi. Nei campi di quella zona erano tenuti prigionieri i migranti rohingya in fuga dalla Birmania.

Anche in Thailandia, ai confini con la Malesia, sono state trovate delle fosse comuni e si pensa che proprio la dura reazione di Bangkok contro il traffico di esseri umani abbia fatto cambiare le rotte ai trafficanti che ora lasciano i profughi alla deriva. Dal 10 maggio scorso più di 3.600 rohingya sono arrivati in Indonesia, Malesia e Thailandia, ma molte migliaia sono alla deriva nel mar della Andamane e nel golfo del Bengala.

L'ONU contro Thailandia e Malesia


Lunedì 18 maggio 2015 - L'ONU condanna il comportamento di Thailandia e Malesia che si rifiutano di soccorrere i profughi rohingya provenienti dalla Birmania e anche i bangladesi che stanno fuggendo dal loro Paese.
Per ora soltanto l'Indonesia sta fornendo qualche aiuto permettendo ai pescatori di portare cibo, acqua e carburante alle barche rimaste alla deriva in mare, ma è vietato portare i profughi a riva. Gli abitanti di Aceh nell'ultima settimana hanno aiutato circa 1.300 migranti, mentre il sindaco di Langsa, il porto indonesiano in cui arriva la maggior parte dei migranti, ha detto che la città non ha i soldi per accogliere i profughi e il governo di Jakarta non sta facendo nulla per aiutarli.

La portavoce dell'UNHCR, l'agenzia dell'ONU che si occupa dell'accoglienza dei rifugiati, Vivian Tan, ha detto che il rifiuto di soccorre i profughi è un "brutto segno".

Giovedì 14 maggio 2015 - Secondo alcuni testimoni almeno dieci persone sarebbero morte a bordo dell'imbarcazione che trasporta 350 migranti rohingya provenienti dalla Birmania e respinti dalla Thailandia. I corpi delle vittime sarebbero stati gettiti in mare e sull'imbarcazione è stati issato un drappo nero con la scritta "Siamo rohingya della Birmania". Un altro telo viene usato per proteggere dal sole le persone a bordo, tra le quali ci sono anche una cinquantina di donne e 84 bambini. L'equipaggio ha abbandonato la nave da ormai sei giorni e il motore non funziona più. Uno dei migranti è riuscito a mettersi in contatto con i giornalisti e ha raccontato di essere in viaggio da due mesi e da una settimana è senza cibo.

La Thailandia, dopo aver scoperto la settimana scorsa alcune fosse comuni con i corpi di presunti migranti rohingya, ha rafforzato i controlli per limitare il traffico di esseri umani, ma migliaia di persone sono alla deriva in mare. Anche la Malesia ha respinto centinaia di profughi che non possono tornare in Birmania perché lì non viene riconosciuto loro alcun diritto fondamentale.

Birmania: 350 migranti alla deriva


Chris Lewa ha lanciato un tragico allarme. L'organizzazione, che monitora le condizioni della minoranza musulmana discriminata in Birmania, rende noto che 350 migranti sono rimasti su un barcone alla deriva per tre giorni. Per l'esattezza, i migranti in fuga appartengono al popolo Rohingya.

Sono stati abbandonati al largo della Thailandia, senza carburante, e poco dopo senza cibo né acqua. Chris Lewa, responsabile dell'Arakan Project, è riuscita mettersi in contatto con loro e ha chiesto un immediato intervento: "Chiedono urgentemente di essere salvati". Ed ha aggiunto che una cinquantina dei Rohingya in mare sono donne.

I Rohingya sono una delle minoranze più perseguitate al mondo. In base ad una norma brimana, risalente al 1982, non hanno diritto alla cittadinanza e nemmeno a viaggiare senza un permesso ufficiale. Inoltre, non possono possedere terreni e sono tenuti a firmare un impegno che li vincola a non avere più di due figli. Le denunce di Amnesty International sul tema sono molteplici, mentre continua il flusso dei fuggitivi nel vicino Bangladesh.

Nelle ultime 48 ore sono circa 2 mila migranti, sia Rohingya sia bengalesi, sono approdati sulle coste malesi e indonesiane. Così, è stato necessario convocare un summit regionale in Thailandia per il prossimo 29 maggio. Tuttavia, proprio nel paese del sud-est asiatico, i migranti irregolari vengono tenuti prigionieri fino al pagamento di un riscatto. E molto probabilmente ciò è possibile in virtù della complicità delle autorità locali.

Si stima, che negli ultimi tre anni, oltre centomila Rohingya sono fuggiti dalla Birmania su barconi gestiti da trafficanti. Tutti cercano di scampare alle violenze della maggioranza buddista, abbandonando spesso le loro famiglie che rimangono in campi per sfollati.

La Birmania è un paese che non si è mai pacificato, dove una ristretta élite continua ad esercitare il potere in forme rozze ed efferate. Nel febbraio scorso, abbiamo dovuto registrare anche un altro esodo di 30 mila profughi verso la Cina, questa volta a causa del conflitto tra l'esercito regolare e i ribelli dell’Alleanza democratica nazionale, meglio conosciuta come truppe Kokang.

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