23 maggio, anniversario della strage di Capaci: la commemorazione a Palermo

23 anni fa moriva il giudice Giovanni Falcone, con la moglie e la scorta, sull'autostrada tra Punta Raisi e Palermo: oggi la commemorazione

13:43 - Dall'Aula Bunker dell'Ucciardone di Palermo sono intervenuti la professoressa Maria Falcone, il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, il Presidente delle Commissione parlamentare antimafia, Rosi Bindi, il Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti, il Presidente del Senato, Pietro Grasso, il Ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Giovanni Legnini, e numerosi studenti che hanno portato la loro testimonianza.

La cerimonia si è conclusa con l'intervento del Capo dello Stato. E proprio Sergio Mattarella, nel suo intervento, ha ricordato in maniera coinvolgente e commossa la stagione delle stragi:

"Noi siamo qui, anzitutto, per dire che la mafia può essere sconfitta. Siamo qui per rinnovare una promessa: batteremo la mafia, la elimineremo dal corpo sociale perché è incompatibile con la libertà e l'umana convivenza. [...] Falcone sapeva bene che la repressione penale era indispensabile e che doveva essere molto più efficace e adeguata, per riaffermare il primato dello Stato: nella partita tra Stato e anti-Stato va sempre messo in chiaro che lo Stato alla fine deve vincere. Senza eccezioni."

Un ricordo altrettanto commovente è stato presentato dal Presidente del Senato Grasso, il quale ha ricordato i momenti di collaborazione, tra magistrati, con Falcone.

12:03 - Sono molti i rappresentanti delle istituzioni e i politici che oggi hanno espresso un pensiero di cordoglio ed il loro auspicio affinchè non si affievolisca la memoria dei tragici eventi a cavallo tra la primavera e l'estate del 1992 in Sicilia.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il cui fratello Piersanti morì sotto i proiettili della mafia ben prima che Riina desse l'ordine di far saltare in aria Falcone, partecipa oggi a "Palermo chiama Italia", la manifestazione organizzata dalla Fondazione Falcone in occasione dell'anniversario della strage: il Presidente Mattarella presiede la manifestazione nell'Aula bunker dell'Ucciardone alla quale partecipano 40 mila studenti. La regione Sicilia sarà protagonista anche all'Expo2'15 di Milano con il "Nomafia day": le manifestazioni per ricordare Giovanni Falcone saranno trasmesse dai padiglioni dei 144 Paesi presenti e la Rai collegherà Palermo con altre 6 piazze, trasmettendo programmi sul tema mafia-antimafia nei suoi vari canali.

Su Rai1, alle 21.30, andrà in onda la prima tv del film di Pif "La mafia uccide solo d'estate". La presidente della Camera Laura Boldrini, in un messaggio inviato alla Fondazione Giovanni e Francesca Falcone per l'anniversario di Capaci, ha sottolineato sia il valore della memoria che della "battaglia culturale" da condurre con le istituzioni ed una "mobilitazione collettiva" evidenziando il valore umano intrinseco nella lotta alla mafia, un tema sul quale anche il Presidente del Senato Pietro Grasso è voluto tornare, in alcune sue dichiarazioni di questa mattina.

Il Presidente dell'Anm Sabelli ha invece evidenziato il valore giuridico degli strumenti normativi nella lotta alla mafia, spiegando tuttavia che questo non deve essere però argomento di discussione politica o di polemica.

23 maggio 2015, ore 10:26 - Oggi a Palermo si celebra il 23esimo anniversario della Strage di Capaci, dove morirono i giudici Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo, oltre agli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Quel giorno sopravvissero solo Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e Giuseppe Costanza.


23 maggio, anniversario della strage di Capaci: la commemorazione a Palermo

Se c'è un fatto di cronaca che ha segnato l'infanzia o l'adolescenza di chi oggi ha tra i 30 ed i 40 anni quel fatto è la morte di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro: come racconta spesso chi quel 23 maggio era a Palermo un boato ha squarciato il sole di quella giornata, un boato forte, terribile.

"E' saltata l'autostrada"

ha cominciato ad urlare qualcuno, mentre le sirene e gli elicotteri causavano quel rumore di fondo durato mesi. Per la prima volta Cosa Nostra attaccava, con feroce e distruttiva violenza, il cuore giudiziario dello Stato.

A Palermo la città si fermò. A Roma il Parlamento, riunito in seduta plenaria per l'elezione del Capo dello Stato, si fermò.

A Milano chi scrive, all'epoca più bimbo che uomo, si fermò sgomento di fronte alla distruzione totale mandata in onda sulla Rai a reti unificate. Pensavo che non riuscivo a distinguere le lamiere dall'asfalto. E anche oggi lo penso.

23 anni fa la mafia attaccava il cuore onesto dello Stato, che per anni, imperterrito, gli aveva dato la caccia in ogni modo: arresti, processi, confische di beni, proposte di legge, protocolli di sicurezza, Giovanni Falcone ha cambiato la storia dell'antimafia grazie al lavoro d'equipe con Paolo Borsellino, morto poche settimane dopo con un altro botto, sotto casa della madre, una domenica che fu come le altre. Quelle morti cambiarono il volto del Paese, mostrarono il volto della mafia siciliana e portarono alla luce una guerra fino a quel momento poco dibattuta, poco protagonista del dibattito pubblico del Paese.

Come con i tedeschi alla fine della seconda guerra mondiale, la strage di Capaci ha risvegliato le coscienze degli italiani: li ha messi di fronte all'orrore delle mafie. Negli ultimi 23 anni questo Paese, la coscienza di questo paese, si è profondamente trasformato: non che oggi non siano necessari nuovi passi in avanti, si pensi all'antimafia che adotta spesso, verso la mafia, gli stessi metodi mafiosi e violenti che intende combattere, ma certamente la percezione del crimine organizzato si è profondamente modificata.

Oggi la guerra è un'altra: è una guerra tra Stato ed antistato e tra Stato e pezzi dello stesso, una guerra combattuta in Tribunale e purtroppo anche nei consigli comunali, nelle Regioni, nelle aziende.

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