Arabia Saudita, Il blogger Raif Badawi condannato a mille frustate

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Raif Badawi, già stato arrestato tre anni fa, dovrà scontare interamente la sua pena di detenzione e corporale, nonostante le denunce di varie associazioni umanitarie, tra cui Amnesty International. Oggi la Corte Suprema di Riad ha confermato che il blogger, ateo e liberle, rimarrà in carcere dieci anni, pagherà una multa da un milione di riyal e dovrà subire 1000 frustate.

In realtà, le prime 50 frustate, delle mille, le ha già ricevute a gennaio, dopo aver definito "vigliacco" l'attentato di Parigi alla sede del giornale Charlie Hebdo. L'episodio ha suscitato una nuova ondata di indignazione internazionale, ma non è stato sufficiente a bloccare la severa normativa vigente nell'Arabia Saudita wahabita. Raif Badawi dovrà inginocchiarsi nuovamente tra la folla di fedeli per ricevere altre frustate. Ciò avverrà ogni venerdì, giorno sacro dell’islam, per 19 settimane.

Dabawi è ideatore del sito Free Saudi Linerals, nato per dibattere sul ruolo della detenzione nella monarchia saudita. Viene arrestato nel giugno del 2012 ed è accusato, in un primo momento, di aver insultato l'Islam attraverso il web. Poi, il 17 dicembre dello stesso anno, un giudice lo deferì ad una corte di grado superiore, dove è stato giudicato per apostasia: un reato che dovrebbe comportare automaticamente l'applicazione della pena capitale. Ma "fortunatamente" le cose sono andate diversamente.

Ammiratore di numerosi pensatori eterodossi occidentali, come Albert Camus, il blogger non ha criticato solo l'Islam ma la religione in quanto tale. Nel 2012, a tale riguardo, scriveva: "Nessuna religione ha mai avuto alcuna connessione con il progresso civile dell’umanità. Non è colpa della religione ma del fatto che tutte le religioni rappresentano una precisa particolare relazione spirituale tra l’individuo e il Creatore".

Riad ha sempre respinto qualsiasi tipo di interferenza sul caso del blogger. A nulla sono serviti gli interventi delle Ong, le numerose campagne stampa e l'appello firmato da 18 premi Nobel, in cui si chiedeva la liberazione del prigioniero.

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