Libia, quattro italiani rapiti. Il Viminale: "Non si tratta con gli scafisti"

Le ultime novità sui quatto tecnici della Bonatti rapiti in Libia

23 luglio 2015 - Gli scafisti hanno rapito i quattro italiani in Libia per ottenere uno scambio di prigioneri? Dopo le parole di ieri di Angelino Alfano a SkyTg24, lo stesso Viminale ha provveduto a diffondere un comunicato stampa per precisare il pensiero del ministro:

Leggendo i siti delle principali testate, notiamo un eccesso di enfasi per una dichiarazione dal contenuto ordinario, generico, di rito in casi di questo genere.

Il ministro Alfano non ha accreditato alcuna ipotesi di scambi con scafisti. Si è limitato a non escludere nessuna pista, invitando anzi a lasciare lavorare in silenzio chi di competenza. Si ribadisce e si puntualizza dunque: nessuna pista esclusa, l'unica cosa esclusa è che si tratti con gli scafisti.

Italiani rapiti in Libia, ancora nessuna pista concreta


18.00 - Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in vista ufficiale a Malta, ha speso qualche parola sul caso dei quattro italiani rapiti in Libia, limitandosi a parlare di “ferita che si è aperta due giorni fa” e augurandosi che “sia possibile risolvere la situazione nel tempo più breve possibile”.

Ufficialmente non si hanno notizie da domenica sera e anche Mattarella non si sbilancia:

Si sta cercando di capire cosa sia successo e in che modo intervenire', ha proseguito il Capo dello Stato, c'e' un impegno molto forte, siamo aiutati dalla collaborazione di molti altri stati.

Anche il ministro dell’Interno Angelino Alfano resta cauto. Rispondendo a una domanda di SkyTg24, Alfano ha spiegato:

Faremo di tutto per liberarli. Non credo che possiamo escludere una pista, ma facciamo lavorare chi ha titolo a farlo e a farlo nel silenzio. Nessuno può dire se il rapimento possa essere attribuito alla lotta agli scafisti.

Bernardino Leon: "L'ONU chiede il rilascio immediato e senza condizioni"

22 luglio 2015 - Sono passati quasi tre giorni dal rapimento dei quattro tecnici italiani del gruppo Bonatti e al momento non ci sarebbe stata nessuna rivendicazione né alcuna richiesta di riscatto. Dopo l’incontro di ieri alla Farnesina tra il ministro Paolo Gentiloni e Bernardino Leon, Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la Libia, quest’ultimo ha lanciato un appello, chiedendo da parte dell’ONU “il rilascio immediato e senza condizioni dei quattro italiani”.

Leon ha sottolineato come l’accordo siglato dalle forze libiche il 12 luglio scorso sia “un passo importante perché per la prima volta si vede la luce in fondo al tunnel”. Gli ha fatto eco Gentiloni:

Chi si sottrarrà o boicotterà l'accordo sarà isolato dalla comunità internazionale, cosi come è emerso dal Consiglio europeo di ieri a Bruxelles. […] Rendere sicuro il percorso di stabilizzazione in Libia non significa inviare spedizioni di migliaia di soldati.

Al momento non si hanno certezze sulla posizione dei quattro italiani, ma oggi il quotidiano libico online Akhbar Libya24, citando non ben precisate fonti vicine alla città di Sabratha, al confine con la Tunisia, rivela che i rapitori avrebbero costretto i nostri quattro connazionali a scendere dall’auto su sui si trovavano e a salire su un’altra automobile, obbligandoli a lasciare i propri telefoni cellulari, evitando così che potessero essere tracciati. Da lì, è sempre il quotidiano a dirlo, i quattro sarebbero stati portati in un’area desertica in cui è facile far perdere le proprie tracce.

Gentiloni: "Non è un atto di ritorsione contro l'Italia"

15:14 - In una conferenza stampa con il Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la Libia Bernardino Leon, tenutasi alla Farnesina dopo un incontro a porte chiuse, il ministro Paolo Gentiloni ha escluso ogni possibile coinvolgimento in Libia di militari italiani per far fronte al rapimento dei 4 connazionali avvenuto ieri.

Gentiloni ha parlato di "un sofisticato lavoro di training, monitoraggio e sorveglianza" cui l'Italia parteciperà attivamente, isolando anche quelle fazioni locali che non saranno disposte a scendere a patti.

"Allo stato delle nostre informazioni dare interpretazioni politiche sui moventi del rapimento è prematuro e imprudente"

ha dichiarato Gentiloni incassando anche "la preoccupazione" e la solidarietà di Leon.

21 luglio 2015, ore 09:31 - Sono ore di apprensione per i quattro tecnici del gruppo Bonatti rapiti da presunti jihadisti in Libia: Gino Pollicardo (ligure), Fausto Piano, Filippo Calcagno e Salvatore Failla, residenti in Sicilia (Enna e Siracusa) e nelle province di Roma e Cagliari. Un collega dei quattro, Manuel Bianchi, anch'egli dipendente di Bonatti a Parma, ha pubblicato su Facebook un post atto a chiarire una posizione non banale:

"Quello che è successo in Libia oggi poteva benissimo accadere a me fino ad un anno fa - ha commentato su facebook la foto che ha ricevuto da altri e postato -. Ci si reca in quei posti solo per lavorare e non per divertirsi; per farvi arrivare il gas con il quale vi riscaldate in inverno, con il quale vi raffreddate in estate (ebbene sì) e con il quale vi fate da mangiare tutto l'anno. Per cui questa volta non ammetto "se la sono cercata", ma solo #Solidarietà."

Secondo quanto riporta l'Ansa, citando "fonti militari" di al-Jazeera, i responsabili potrebbero essere miliziani armati vicini a Jeish al Qabali, l'Esercito delle tribù, ostili a Fajr Libya, la fazione islamista che ha imposto un governo parallelo a Tripoli che si oppone a quello di Tobruk, l'unico riconosciuto a livello internazionale.

20:36 - La Procura di Roma ha aperto un'indagine contro ignoti per sequestro di persona al fine terroristico.

20:25 - Si conoscono altri dettagli sui quattro italiani rapiti in Libia e cioè che, secondo quanto riferito da Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, non sarebbero cittadini del capoluogo emiliano, quindi la loro provenienza dovrebbe essere di altre città italiane.
Qui di seguito il video con le dichiarazioni del primo cittadino di Parma che spiega di essersi messo in contatto con l'azienda Bonatti, che ha la sede nella sua città, per avere qualche informazione in più e chiedere se può rendersi utile in questa difficile situazione.

19:09 - Su Facebook alcuni colleghi dei tecnici rapiti in Libia hanno pubblicato una foto in cui si vede uno striscione appeso alla recinzione del compound di Wafa, il centro della Libia dove opera l'azienda Bonatti. Sullo striscione c'è scritto "Freedom for Gino, Salvo, Filippo e Fausto". La Farnesina non ha ancora comunicato alla stampa i nomi dei quattro rapiti, ma è in contatto con le rispettive famiglie. Gino, Salvo, Filippo e Fausto dovrebbero essere i nomi di battesimo dei tecnici sequestrati.

16:45 - Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, in conferenza stampa a Bruxelles, ha detto che per adesso è presto per fare valutazioni sui possibili responsabili del rapimento dei quattro italiani avvenuto ieri in Libia e si è anche detto convinto che non si tratti di un atto di ritorsione contro l'Italia per il suo appoggio in sede Onu al governo attuale. Per domani è previsto un incontro alla Farnesina con Bernardino Leon, l'inviato dell'ONU per la questione libica. L'Ue nel frattempo sta pensando a delle sanzioni contro i leader libici contrari al processo di pace.

14:32 - Ali Rugibani, incaricato d'affari dell'ambasciata libica presso la Santa Sede, ha detto all'Aki-Adnkronos International che dietro il rapimento dei quattro italiani in Libia potrebbero esserci le milizie islamiche di Tripoli che hanno l'obiettivo di fare pressioni sul governo italiano per il ruolo svolto nei colloqui di pace sulla crisi libica. Rugibani ha ipotizzato che dietro il sequestro possa esserci la questione delle possibili sanzioni che l'Ue potrebbe imporre ai soggetti che ostacolano il dialogo sostenuto dalle Nazioni Unite.

10:05 - Il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni, parlando con i giornalisti a Bruxelles, ha detto:

"È sempre difficile dopo poche ore capire la natura, i responsabili del rapimento. È una zona in cui ci sono anche dei precedenti, al momento ci dobbiamo attenere alle informazioni che abbiamo e concentrarci sul lavoro per ottenerne altre sul terreno"

Le foto che vedete nella gallery sono tratte dal sito ufficiale della Bonatti Spa.

Quattro italiani rapiti in Libia


Lunedì 20 luglio 2015 - Il Ministero degli Esteri ha confermato che nella zona di Mellitah, in Libia, sono stati rapiti quattro italiani, tutti dipendenti dell'azienda edile Bonatti di Parma. Non sono però state comunicate le loro generalità né è stato detto da chi sono stati rapiti.

La Farnesina ha subito annunciato che l'Unità di crisi si è immediatamente attivata per seguire il caso ed è in costante contatto con le famiglie dei quattro rapiti e con la società Bonatti. Il rapimento è avvenuto nei pressi del compound dell'Eni nella zona di Mellitah.

Il ministero degli Esteri ha anche aggiunto che in seguito alla chiusura dell'ambasciata italiana in Libia il 15 febbraio scorso aveva già segnalato la situazione di estrema difficoltà nel Paese e aveva invitato tutti gli italiani a lasciare la Libia.

Da Mellitah parte il gasdotto Greenstream che è il più lungo d'Europa e che da mesi è minacciato dai combattimenti e dall'avanzata dei jihadisti dell'Isis.

Il gasdotto è gestito per tre quarti dall'Eni e per un quarto dalla Noc, la Compagnia nazionale libica, è stato realizzato nel 2004 per un investimento di 7 miliardi di dollari, metà investiti dall'Eni. 520 km del gassodotto sono nel Mediterraneo a 1.200 metri di profondità.

Notizie quattro italiani rapiti in Libia.jpg

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