Isis, il jihadista francese pentito racconta i suoi sei mesi in Siria

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Ali, ex jihadista dell'Isis pentito e rientrato in Francia, racconta le atrocità di cui è stato testimone in Siria alle autorità transalpine. A riportare le confessioni dell'ex miliziano è il giornale Le Parisien.

In realtà l'identità dell'uomo rimane anonima, Ali è solo un nome di fantasia. Quello che è certo è che è stato a Raqqa, la capitale del Califfato di Abu Bakr al-Baghdad, qui si è arruolato come agente nel corpo della polizia islamica. E' in custodia cautelare da marzo e ha incominciato a raccontare la sua esperienza, che, a suo dire, non lo ha portato a vivere in armonia con i precetti dell'Islam come sperava.

Dopo essersi costituito al commissariato, ha ribadito che i suoi ex compagni d'armi "non erano musulmani, un musulmano non può commettere simili atrocità". Ali è partito per la Siria nel settembre dello scorso anno. Ha preso un volo per Istanbul, poi si diretto a Gaziantep, dove ha preso un taxi fino al confine siriano: "Nulla di più facile, sul posto ho contattato i barbuti dell’Isis. Mi hanno dato il benvenuto e portato oltre confine"

Qui ha avuto inizio l'indottrinamento e la preparazione fisica di nove giorni ("un campo scout jihadista"), insieme ad altre duecento reclute provenienti da vari paese, dal Belgio, alla Turchia, alla Svezia. Alla fine, Ali si è sottoposto al giuramento dell'Isis: "Un emiro superiore è venuto a dirci che dovevamo prestare giuramento, lo abbiamo fatto collettivamente, sotto a un capitello. Era obbligatorio ripetere con lui parole rituali con cui ci impegnavamo a prestare fedeltà al 'solo vero califfo dei musulmani', a cui dovevamo ascolto e obbedienza".

Di seguito, è incominciato l'addestramento militare. In questa fase, si impara ad usare kalashnikov, pistole, mitragliatrici, lanciarazzi. Ci sono due tipi di miliziani, quelli semplici, e quelli pronti al martirio. Ma, facendo riferimento a quanto dichiarato dal francese, lui non avrebbe fatto parte del secondo gruppo.

Ali diventa un poliziotto, addetto alla conservazione dell'ordine. La sua vita, in prima battuta, non sembra male, visto che può godere di numerose tutele "sociali": "Le cure sono gratuite. Mi hanno dato 300 mila dollari per acquistare auto e casa, oltre a un salario mensile di 90 dollari".

L'esperienza in Siria diventa ben presto molto cruenta. Nei racconti del francese ci sono tanti morti ed esecuzioni sommarie: un quattordicenne sgozzato perché non ha finito la preghiera, omosessuali fatti precipitare dai tetti dei palazzi, decapitazioni per "stregoneria". I cadaveri, inoltre, venivano esposti per strada con un'etichetta che rendeva note le motivazioni della condanna capitale.

Ali si era avvicinato al radicalismo isalmico in un carcere della banlieue parigina, a Fleury-Mérogis, dove si trovava per reati minori. Qui entrò in contatto con simpatizzanti dei Fratelli Musulmani, ma dopo il loro tramonto in Egitto decise di affiliarsi all'Isis. La scelta di rimanere in Siria sarebbe durata poco e così avrebbe fatto ritorno a casa.

Pare che, straordinariamente, gli sia stato ridato il passaporto e il consenso a lasciare Raqqa. Con 500 dollari in tasca, disgustato da quanto vissuto, avrebbe preso un volo dalla Turchia. E' credibile che gli sia stato accordato un privilegio così raro? Lui assicura di sì e dice di voler dimenticare in fretta.

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